Il "Viaggio in Italia" della Consulta

Film documentario di Fabio Cavalli, speciale tg1 il 9 giugno

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 5 GIU - (di Nicoletta Tamberlich) In celle affollate, dove si fanno i turni per giocare a calcetto, dove la luce filtra obliqua attraverso le grate ingombre di panni, in corridoi dove braccia coperte di tatuaggi si allungano al di là dei chiavistelli, in quelli femminili in reparti appositi ci sono anche donne con bimbi piccoli di un anno, ma nelle celle di massima sicurezza anche chi stende il tappeto verso La Mecca.
    "La Corte sentiva il bisogno di uscire dal Palazzo, per conoscere e per farsi conoscere", sostiene il presidente Giorgio Lattanzi. Viaggio in Italia, un film di Fabio Cavalli, prodotto da Rai Cinema e Clipper Media, è la storia di molti incontri, di un'umanità dolente e di vite che la Carta costituzionale non trascurava. Va in onda domenica 9 giugno in seconda serata all'interno dello Speciale Tg1 su Rai 1- con una anteprima mercoledì 5 giugno alle 20.30 all'Auditorium Parco della Musica, alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella. Sette giudici della Corte Costituzionale (Lattanzi, Amato, Cartabia, Coraggio, De Pretis, Sciarra, Viganò) incontrano i detenuti di sette Istituti penitenziari italiani: Rebibbia a Roma, San Vittore a Milano, Sollicciano a Firenze, Marassi a Genova, Terni, Lecce sezione femminile, il carcere minorile di Nisida.
    Ad accompagnarli, l'agente di Polizia penitenziaria Sandro Pepe.
    Per la prima volta dalla sua nascita, nel 1956, la Corte costituzionale - giudice delle leggi e non delle persone, anche se le sue decisioni incidono profondamente nella vita delle persone - decide di entrare nelle città con le sbarre. Il Viaggio parte da Rebibbia, con la partecipazione di 12 giudici e del Presidente Giorgio Lattanzi, alla presenza di 220 detenuti, pubblico e autorità istituzionali. Una diretta streaming consente di "esserci" anche a 11mila detenuti di altre carceri d'Italia, per seguire un incontro assolutamente inedito, che non ha precedenti nel mondo. Il film è il racconto dell'incontro (iniziato nel 2018 e diventato oggi un docufilm) tra due umanità: da un lato la legalità costituzionale, dall'altro l'illegalità, ma anche la marginalità sociale. Attraverso la fisicità, l'ascolto, il dialogo, il Viaggio diventa occasione di uno scambio reciproco di conoscenze, esperienze. Ma è anche la metafora di un linguaggio che non conosce muri, e che anzi li attraversa, perché ritrovato e condiviso della Costituzione, "la casa di tutti, soprattutto di chi è più vulnerabile". "Voi siete parte di questa comunità che è la Repubblica italiana", dice la vicepresidente della Corte, Marta Cartabia. Molto toccante il viaggio di Giuliano Amato al minorile di Nisida. Per sei giovani vi sarà dopo l'occasione di andare a Roma a una riunione a incontrare oltre a tutti i rappresentati della Corte le più oltre a alte cariche dello stato. "Il diritto all'affettività merita un'attenzione speciale": ha spiegato alle detenute rinchiuse nel carcere femminile di Lecce la giudice De Pretis.
    Dietro la macchina da presa Fabio Cavalli, attore, regista, autore, scenografo, produttore, docente universitario, fondatore del Teatro Libero di Rebibbia. Nel 2012 è sceneggiatore di "Cesare deve morire" dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani (Orso d'oro alla 62a edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, candidato italiano agli Oscar 2012). "L'intento - spiega Cavalli - è aprire lo sguardo sugli aspetti della realtà che non stanno in luce, coperti dal bagliore dei rilievi; trovare l'ombra nel tuttotondo. Storie di viaggi e incontri; uomini, donne, persone uniche e comuni (i Giudici, i Carcerati, il Personale penitenziario ); storie di luoghi inaspettati (le Carceri, il loro habitat architettonico e il loro contesto antropologico); e storie di paesaggi visivamente potenti, il loro spirito profondo, quello che il tempo disegna, incidendo anche lo spirito del popolo che li abita. Dare tridimensionalità alla Costituzione della Repubblica Italiana, attraverso i punti di vista dei suoi custodi e interpreti: i giudici. E fare altrettanto con quel "sistema della pena", tanto evocato, vilipeso o invocato, e, fondamentalmente, sconosciuto. Gli uomini e donne dell'Istituzione e gli uomini e donne che l'hanno violata, potrebbero riuscire, nel loro incontro, a gettare un po' di luce fra le ombre".
   

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