Dall'Afghanistan a Roma, Ehsani racconta

Le sue parole commuovono gli studenti di una scuola a Palermo

Redazione ANSA PALERMO

(ANSA) - PALERMO, 22 NOV - "Bisogna diventare umili per non dimenticare la storia, avrei potuto diventare malvagio o razzista, ma non è successo", dice Alì Ehsani, 30 anni, che citando Primo Levi esorta i ragazzi e le ragazze del liceo statale De Cosmi di Palermo a fare tesoro del passato e credere in un futuro migliore. Ad ascoltarlo ci sono gli studenti riuniti questa mattina in aula magna, che conoscono già la sua storia dopo aver letto i suoi libri, "Stanotte guardiamo le stelle" e "I ragazzi hanno grandi sogni", scritti a quattro mani con Francesco Casolo ed editi da Feltrinelli. E lui è la testimonianza diretta di come i sogni lo abbiano aiutato a resistere nei momenti più bui.
    Alì ha otto anni quando torna a casa a Kabul e la sua casa non c'è più: è stata colpita da un razzo e i suoi genitori sono morti. Il bambino si siede su un muretto e aspetta il ritorno del fratello maggiore Mohammed. Con lui si mette in cammino verso l'Europa: siamo nel 1997 e Alì impiega cinque anni a raggiungere l'Italia. In questo periodo gli capita di tutto: vendere borse fatte a mano a Teheran, portare tè a Istanbul, incontrare contrabbandieri, criminali, scafisti senza scrupoli, ma anche una famiglia turca che lo tratta come un figlio e molti afghani che dividono il cibo e il loro giaciglio con lui. Il fratello di Alì non ce la fa però a venire in Europa: il suo tentativo di raggiungere la Grecia con un canotto fallisce e lui affoga.
    A Roma, dove arriva nel 2003, dopo aver fatto piccoli lavori saltuari e vissuto in centri di accoglienza, Ehsani ha la possibilità di realizzare il suo desiderio più grande, ovvero studiare. Nel novembre del 2015 consegue la laurea triennale in Giurisprudenza e oggi insegna in un istituto professionale. Sta anche provando a diventare avvocato e non si ferma mai. Ama viaggiare, nonostante l'odissea della sua fuga verso la libertà, perché "conoscere apre la mente e il cervello, è come un paracadute, non bisogna mai mollare".
    Attentissimi, i ragazzi gli rivolgono domande, stupiti e increduli di fronte all'orrore del suo racconto: la fuga precipitosa dopo la distruzione della sua casa e la morte dei genitori, la reclusione in un campo di concentramento in Iran, il viaggio dalla Grecia in Italia sotto la pancia di un tir, ma "la mia storia ha un lieto fine perché io sono qui e ve la sto raccontando", dice Ehsani spronando i ragazzi ad andare oltre le apparenze e a combattere il muro dell'indifferenza. "Nella vita ho imparato una cosa", prosegue: "niente è uguale. Non è uguale studiare o non studiare, rubare o non rubare, delinquere o non delinquere. E anche se uno ha avuto tante difficoltà come me, non è scritto da nessuna parte che debba arrivare ultimo".
    "Non bisogna smettere mai di leggere, comprendere la grande importanza di avere degli insegnanti, avere fede": dispensa consigli Ehsani, spiegando come questi valori lo abbiano aiutato a farcela, ricordando sempre gli insegnamenti del fratello più grande che è stato una guida al posto dei genitori e poi non è riuscito a farcela, morendo annegato tra la Grecia e l'Italia, rincorrendo una speranza. I ragazzi ascoltano e vanno via alla fine dell'incontro solo dopo averlo abbracciato a lungo "per fargli sentire che non sarà mai più solo", dice commossa Marina, una studentessa. (ANSA).
   

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