Mafia e corruzione strangolano sviluppo

L'analisi di due studiosi a Conferenza educativa centro La Torre

Redazione ANSA PALERMO

(ANSA) - PALERMO - "Ci sono voluti anni prima di capire che la mafia non era solo un fenomeno geografico confinato al Sud e che la metafora della linea della palma di Sciascia indicava le condizioni ideali che le hanno permesso di realizzare un connubio criminale con la corruzione anche al Nord. Un ritardo che abbiamo pagato". Così Rocco Sciarrone, sociologo dell'università di Torino, intervenendo in videoconferenza all'incontro su "Mafie e corruzione". All'iniziativa, che rientra nel progetto educativo antimafia promosso dal Centro Pio La Torre, ha partecipato anche Antonio La Spina, sociologo dell'università Luiss di Roma. In collegamento con Palermo anche le scuole che hanno aderito al progetto e che hanno seguito in streaming l'iniziativa. "Il crepuscolo dei partiti dopo il 1992 ha causato un cambiamento anche nella corruzione in politica, nonostante una certa continuità nel modus operandi e persino nelle persone coinvolte - ha detto La Spina - ma oggi la corruzione si configura più come un fenomeno che coinvolge a titolo individuale e non legato agli interessi dei partiti, anche perché oggi questi sono meno strutturati sul territorio. La vera forza oggi delle mafie è la possibilità di fare leva su una folta area grigia". Al centro dell'incontro anche le differenze di genere nella gestione criminale del potere: "Le mafie sono per tradizione maschiliste - ha detto La Spina - in rari casi le donne sono state a capo di un mandamento o hanno avuto posizioni di responsabilità,almeno fino a quando l'azione di contrasto non ha sguarnito alcune organizzazioni, costringendole a un cambiamento. Nei Paesi in cui le donne occupano posizioni di vertice nelle amministrazioni registriamo meno corruzione. Forse perché essendo soggetti particolarmente deboli, soprattutto in campo economico, sono tagliate fuori dai posti di comando, quindi sono escluse anche dai tavoli della corruzione".
   

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