Santiago, porta d'ingresso per le bellezze del Cile

Tappa nei dintorni a Valparaiso e alla casa Neruda di Isla Negra/SPECIALE

di Stefania Passarella SANTIAGO DEL CILE

Punto di partenza per scoprire le bellezze naturalistiche del Cile, dal deserto di Atacama a Nord ai laghi e alla Patagonia a Sud, la capitale Santiago è una buona sosta di almeno un paio di giorni per acclimatarsi alla "buena onda" cilena e al fuso orario. Per arrivarci servono infatti almeno 15 ore di volo, la tratta più lunga servita senza scali dall'aeroporto di Roma Fiumicino grazie al nuovo collegamento a lungo raggio inaugurato da Alitalia.

    Chi si trattiene poco tempo a Santiago non può perdere le sue icone. Il palazzo presidenziale La Moneda, la centrale Plaza de Armas. Una passeggiata sulla collinetta del Cerro Santa Lucia o sul Cerro San Cristobal per ammirare la metropoli incorniciata dalle Ande. Picchi spettacolari purtroppo non sempre visibili a causa della cappa di smog che si posa su case e grattacieli dove vivono e lavorano 6 milioni e mezzo di persone. In centro si passeggia nella via della Bolsa, incrociando lustrascarpe e impiegati finanziari, si passa accanto all'ex sede del Parlamento (quella attuale si trova a Valparaiso). Tra i "barrios" più caratteristici dove passeggiare e alloggiare c'è quello di Lastarria, oppure il Paris-Londres con le sue costruzioni di ispirazione neoclassica e Liberty. Al numero 38 della calle Londres (www.londres38.cl) vale la pena fermarsi: vi si trova uno dei tanti centri di tortura di Pinochet che oggi è diventato un museo che racconta gli orrori della dittatura. Chi ha più tempo può visitare anche Las Condes, il quartiere finanziario con i negozi più internazionali, o il Barrio Italia (che non ha niente a che fare con la comunità italiana a Santiago) che è l'attuale zona emergente, con i locali più trendy.

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    Il traffico nelle ore di punta del mattino e del tardo pomeriggio si fa davvero estenuante, soprattutto se si deve percorrere la via Alameda o le altre centrali di Santiago.
    Noleggiare un'auto per spostarsi in città e nei dintorni è fortemente sconsigliato, meglio approfittare dei bus (per andare fuori città) o della metro, per spostarsi nei quartieri da visitare a piedi. La metropolitana è considerata la migliore dell'America per funzionalità e frequenza dei treni, ha cinque linee e altre due sono in costruzione. Le stazioni sono un centinaio e in quelle centrali ci sono anche WiFi point gratis, murales e sale per mostre e concerti.

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    Sul fronte gastronomico uno dei "must" della cucina cilena è l'empanada, rigorosamente fritta, con ripieno di carne. Che si gusta ancora meglio con una salsina di pomodorini, cipolle rosse e peperoncini verdi, sminuzzati finemente, aggiunti freschi dentro prima di addentarla. La carne, l'agnello in particolare, è sempre presente a tavola, ma una parte importante la ricopre anche il pesce. Il salmone, di cui il Cile è il secondo produttore al mondo, ma anche i gamberetti impanati nella quinoa, cereale originario del Cile che comincia ad andar di moda anche sulle nostre tavole, oppure molluschi "alla parmigiana", con fonduta di parmigiano sopra. Tra le zone migliori in cui fermarsi a consumare un pasto c'è il Patio Bellavista (www.patiobellavista.cl), nel barrio omonimo, dove si trovano diversi locali e negozietti d'artigianato fra cui curiosare.

    Per un caffè molto particolare si può fare una sosta nei bar delle catene "Haiti" e "Caribe", nate negli anni '80. La peculiarità non sta tanto nelle miscele di arabica servita, ma nel personale: ragazze di bella presenza e in abiti più che succinti. Non è un caso se questi bar si chiamano "caffè con piernas" (caffè con gambe).

    Oltre ai vini cileni, al pisco e al cocktail pisco sour, un'altra bevanda molto meno famosa all'estero, tipica di Santiago, è il "terremoto". Un nome evocativo, visto che il Cile è uno dei Paesi più sismici al mondo. E per buttare giù questo cocktail serve effettivamente uno stomaco a prova di sisma. Il "terremoto" si fa col Pipeno, un vino dolce fermentato, con gelato all'ananas e granatina. Nacque per caso e il nome glielo assegnò un giornalista europeo arrivato a Santiago dopo un forte sisma nell'85: chiese da bere al bancone di una Pica' e non accontentandosi del solo Pipeno chiese qualcosa di "più fresco" e alcolico. Il barista aveva solo gelato d'ananas e lo mescolò. Sorseggiandolo il giornalista barcollò ed esclamò "questo sì che è un terremoto". Pare che il migliore si beva a La Piojera (in italiano la "Pidocchiera"), appena dietro il Mercado Central. La variante "maremoto" ha la menta al posto della granatina.

    Di sismi veri il Cile ne ha conosciuti tanti, compreso quello più forte mai registrato nella storia. Non è un caso che non esistano vere e proprie antichità da ammirare in città. Uno degli edifici di epoca coloniale più antichi rimasti in piedi è la Chiesa convento di San Francisco, del XVI secolo. Da poco si è scoperto che le sue colonne si basano su antichi sistemi a cuscinetto che ne spiegano la resistenza.

    Link utili per organizzare un viaggio in Cile e a Santiago sono www.imagendechile.cl, www.chile.travelwww.turavion-incoming.com. Prima di partire è bene anche consultare il sito dell'ambasciata italiana in Cile e appuntarsi numeri di telefono e indirizzo. L'edificio che ospita la nostra ambasciata a Santiago, nel barrio Provincia, ha tra l'altro una storia molto particolare. Negli anni immediatamente successivi al colpo di stato dell'11 settembre 1973, fu rifugio per centinaia di asilati politici perseguitati dal governo militare di Pinochet. Due anni fa nel giardino dell'ambasciata è stato inaugurato l'oliveto della memoria, a 40 anni dal ritrovamento del corpo della militante del Mir Lumi Videla, gettata ormai cadavere dopo torture all'interno dell'ambasciata. Un chiaro segnale che l'accoglienza dei rifugiati politici cileni non era gradita. Non a caso le autorità militari dell'epoca avanzarono l'ipotesi che Videla fosse stata uccisa all'interno della sede diplomatica, bloccando il rilascio dei salvacondotti per gli asilati presenti al suo interno.

    Nei dintorni di Santiago si possono raggiungere facilmente due località che vale la pena di visitare. Una è Isla Negra, dove si trova una delle tre case del poeta Pablo Neruda. Era la sua preferita, quella dove visse gli ultimi anni della sua vita insieme alla terza moglie, Matilde Urrutia, e che era nata per essere il suo buen retiro di fronte all'oceano. Neruda era appassionato e collezionista di farfalle, di scarafaggi, di conchiglie, di cui la casa-museo ospita un'ampia raccolta. Per non parlare degli strumenti nautici e cartografici di cui amava circondarsi. Uno dei luoghi più significativi è il bar dove il poeta accoglieva gli amici e dove il tempo oggi sembra essersi fermato. E poi c'è la cittadina di Valparaiso, affacciata sull'oceano e patrimonio Unesco. Il paragone che alcuni ne fanno con le Cinque Terre italiane è eccessivo, ma la località è pittoresca con le sue colline, le stradine ripide servite da tram e funicolari. La sua particolarità, che in taluni casi copre il degrado di certi angoli, sono le centinaia di murales e graffiti che la colorano e decorano. Un museo di street art a cielo aperto.
   

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