Viandanza, viaggiare a piedi per conoscersi

Nacci e la poesia del cammino come altro modo di stare al mondo

di Marzia Apice ROMA

    E' dedicato a tutti coloro che hanno avuto il coraggio o l'incoscienza di scegliere il cammino come altro modo di stare al mondo, sposando la filosofia della condivisione, della gratuità, dell'apertura all'incontro: Viandanza, il libro di Luigi Nacci edito da Laterza, è un inno alla gioia di scoprirsi pronti a un'esistenza semplice e piena di poetiche meraviglie grazie ai piedi e alla loro forza di portarci ovunque la mente e il cuore scelgano di andare.

La via Francigena o il cammino per Santiago sono molto più che semplici strade che ogni anno migliaia di persone percorrono: quelle strade rappresentano vie maestre per conoscere se stessi, prima ancora che il mondo, un "luogo" infinito di ricerca per guardarsi dentro (guardando anche il fuori che ci circonda) con altri occhi. Occhi nuovi, più luminosi, che non sono ansiosi di trovare la meta, ma solo di esplorare e vivere il viaggio in una autentica "viandanza" (termine che lo stesso autore ha inventato). Il punto infatti non è semplicemente camminare tanto per fare un passo dopo l'altro, ma predisporsi a una rivoluzione interiore.

"Dentro ognuno di noi c'è Abele. La nostra parte nomade, il deserto in cui abbiamo vagato e che poi, divenuti stanziali, abbiamo rinnegato. E' il baratro sul quale non vogliamo affacciarci", scrive Nacci. Ecco perché per viaggiare ci vuole coraggio. Non capita spesso infatti di riuscire a perdere le proprie certezze, di preferire la fatica al posto alle comodità per godersi poi il gusto della scoperta, di prendersi il giusto tempo per sentirsi vivi, assaporando con lentezza ogni emozione. Se l'obiettivo è costruire sogni con la mente e con gli occhi, allora neppure la lingua ha più importanza: viandante diventa sinonimo di camminatore, pellegrino, nomade, transeunte, anche migrante perché no. Ciò che conta è vivere storie antiche con la consapevolezza del "qui e ora", e non avere paura del caos o del fallimento, ma stringere in mano la certezza di riuscire a rialzarsi.

Scritto con un linguaggio evocativo che introduce alla particolare condizione emotiva del viaggio, il libro sollecita continuamente il lettore attraverso domande antiche che rimandano alla condizione dell'uomo, alla sua fragilità, al suo desiderio di trovare il proprio posto nel mondo. Sullo sfondo di splendidi paesaggi e strade che mai trovano una fine, c'è la poesia che prende per mano il viandante: Nacci con la sua Viandanza fa viaggiare e riflettere, portandoci alla scoperta di ciò che siamo stati e che forse, un giorno, potremmo diventare.

LUIGI NACCI, VIANDANZA. Il cammino come educazione sentimentale (Editori Laterza, pp.142, 14 Euro).
   

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