Thailandia d'archeologia

Alla scoperta delle antiche capitali Ayutthaya e Sukhothai

Redazione ANSA

(di Daniela Giammusso) Non solo mare, avventura o lifestyle. Un viaggio in Thailandia è anche un'eserienza alla scoperta della cultura secolare di un popolo che ha lasciato ancora oggi segni vivissimi. In particolare nelle due più importanti antiche capitali, Ayutthaya e Sukhotai, dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco nel 1991.
    Lasciatevi il caos di Bangkok alle spalle, risalendo con calma il fiume Chao Phraya a bordo di una mekhala, le panciute imbarcazioni usate per navigare sul Mekong. E' questo il modo più suggestivo per arrivare ad Ayutthaya (ma si viaggia comodamente anche via terra), capitale del Regno del Siam, la più grande e ammirata di tutto il Sudest asiatico e ritenuta assolutamente inespugnabile fino al 1767, quando venne distrutta dai Birmani.
    Re U-Thong, passato alla storia come Ramathibodi I, la fondò nel 1350 alla confluenza del Chao Praya con i fiumi Pasak e Lopburi, per farne un'isola fortificata. E sebbene nei secoli di maggior splendore la città fosse più popolata di Londra o Parigi e il suo regno si estendesse più di Francia e Inghilterra messe insieme, ciò che è sopravvissuto al passare del tempo, ai 33 re e a ben 70 guerre affrontate, è la sua parte più antica, quella dei primi 150 anni di regno.
    Tradizione vuole che Ayutthaya fosse così ricca di templi e palazzi decorati d'oro, che i riverberi arrivassero a oltre 5 chilometri di distanza. A conquistare oggi è innanzitutto il Wat Ratburana, intagliato di fiori di loto e racconti di grandi miti, dove i fratelli Ai e Yi si sfidarono a morte a dorso di elefante per il trono. O il Wat Chai Watthanaram, con il suo Prang centrale alto più di 35 metri e la schiera di 120 Buddha, oggi acefali, a proteggerlo. E poi il Buddha di 19 metri del Wat Phanam Choeng; il Wat Phra Si Sanphet, ancora quasi intatto; fino a rimanere senza parole davanti al volto scolpito di Buddha che emerge dalle radici di un ficus gigantesco al Wat Phra Mahathat, il tempio costruito sopra un preziosissimo reliquiario, oggi conservato al Museo Nazionale Chao Sam Phraya.
    Proseguendo ancora più a nord, si arriva invece a Sukhothai, il cui nome significa ''alba della felicità''. Leggenda vuole che sia stata fondata dal Figlio del Lampo. La Storia, invece, racconta che fu il primo regno dei thai per appena poco più di un secolo, dal 1238 al 1376, dopo che le forze armate riuscirono a cacciare i khmer fuori dalla città. Ma proprio quel periodo d'oro e l'opera di re Ramkhamhaeng il Grande segnarono le premesse per un'unica nazione, con la creazione della prima lingua unificata Thai, la diffusione del Buddismo tra la gente e il lascito di una straordinaria eredità artistica. Le rovine del palazzo reale, dei templi, le dighe e la città antica sono ben conservati grazie al lavoro di restauro del Dipartimento delle Belle Arti in cooperazione con l'Unesco. Il parco archeologico, da girare a piedi, in bicicletta, sul tuk tuk o a bordo di un trenino, racconta la forte influenza delle architetture khmer, cingalesi, mon e anche della Cina (con cui Ramkhamhaen intrattenne rapporti diplomatici e da dove portò molti artigiani), oltre all'uso dell'acqua, per i Khmer simbolo dell'Oceano qui barca della redenzione che può portare al Nirvana, come elemento di difesa e ornamento. Una filosofia che all'opulenza ha preferito lo stile della leggerezza.
    I monumenti da scoprire, dentro la città fortificata ma anche spingendosi sulle colline nella jungla, sono tantissimi. Da non perdere, oltre al Palazzo reale, il Wat Mahathat, il tempio più grande della città, con il chedi a bocciolo di loto (simbolo della purezza dei pensieri del Buddha) e il lungo colonnato bianco. E poi le tre grandi ''pannocchie'' del Prang del Wat Sri Saway, decorato con figure indù; il Wat Sra Sri, situato su due isole di collegamento e con una delle prime raffigurazioni del Buddha in cammino (immagine nata proprio con lo ''stile Sukhothai''); e il Wat Sri Chum, la più grande statua del Buddha sopravvissuta nella città (15 metri d'altezza) che con le sue lunghe dita smaltate d'oro sembra quasi far capolino dalla fessura del mondop costruito intorno a lui. (ANSA).
   

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