Il pieno dell'auto con l'acqua, a Milano si fa al depuratore

Dal Gruppo Cap biometano da reflui fognari,a breve distributore

Redazione ANSA

Il pieno dell'auto con l'acqua non è più un sogno. Il gruppo Cap sta, infatti, sperimentando il metano prodotto dai reflui fognari cittadini e a Milano sta per nascere il primo distributore. La prova c'è stata oggi in occasione della presentazione del Bilancio di Sostenibilità e del Bilancio ambientale dell'utility milanese: un'autovettura a metano, grazie alla collaborazione tecnologica di Fca, è stata alimentata con il carburante prodotto dai reflui fognari trattati nel depuratore di Niguarda-Bresso.

L'azienda che gestisce acquedotto, fognatura e depurazione nella città metropolitana di Milano, ha spinto l'acceleratore sull'economia circolare e sta trasformando i principali dei suoi circa 60 depuratori in bioraffinerie in grado di produrre ricchezza dalle acque di scarto. Biometano, fertilizzanti, energia elettrica sono già realtà e presto sarà possibile estrarre nutrienti come fosforo e azoto. Presso il depuratore di Cassano D'Adda è stata avviata una produzione sperimentale di fertilizzante, mentre dal sito a nord di Milano le acque convogliate al depuratore permetteranno di far viaggiare centinaia di automobili.

In base agli studi dei tecnici Cap, si stima che il solo depuratore di Bresso potrebbe arrivare a sviluppare una produzione annua di biometano di 341.640 kg, sufficienti ad alimentare 416 veicoli per 20 mila km all'anno: 8.320.000 km percorribili complessivi, equivalenti a oltre 200 volte la circonferenza della Terra. Significativi anche i risparmi grazie al costo di produzione di 0,58 euro/kg, sensibilmente inferiore ai circa 0,9 euro/kg a cui il metano è oggi acquistabile sul mercato.

Nel campo della sostenibilità, spiega il d.g. di Cap, Michele Falcone, ci sono più di 455 milioni di euro in investimenti che spaziano dall'efficientamento dei depuratori, al potenziamento di acquedotti e reti fognarie, con risparmi ambientali significativi e risultati importanti in termini di tutela della qualità dell'acqua, difesa della biodiversità e riduzione della CO2 immessa in atmosfera.

Il biometano dai reflui fognari

La sperimentazione di CAP

La sperimentazione di CAP, condotta con CNR e che vede la collaborazione tecnologica di FCA, prevede il trattamento dei fanghi residui della depurazione di tipo biologico a schema classico (fanghi attivi) per via anaerobica e la trasformazione in biogas. Successivamente il biogas viene purificato attraverso la tecnologia a membrane che può garantire biometano di ottima qualità (95,0-99,0 vol%). L’obiettivo della sperimentazione è quello di realizzare una serie di campionamenti e di verifiche analitiche sia sul biometano prodotto che sugli off-gas generati ed immessi in atmosfera coinvolgendo i diversi Enti interessati con la finalità di valutare l’immissione in rete del gas naturale e l’utilizzo come combustibile per i trasporti, mediante veri e propri distributori di carburante simile a quello oggetto di sperimentazione.

Cos’è il biometano
Il biometano è un gas che contiene almeno il 95% di metano ed è prodotto da fonti rinnovabili. Deriva dal biogas prodotto dalla digestione anaerobica (in assenza di ossigeno) di biomasse in ambiente controllato (digestore) o in discarica, in seguito alla decomposizione dei rifiuti, o dal gas derivante dalla gassificazione delle biomasse. Sottoposto a un processo di purificazione e di upgrading, raggiunge la qualità del gas naturale e, rispettando le caratteristiche chimico-fisiche previste nelle direttive dell'AEEGSI, è idoneo alla successiva fase di compressione per l'immissione nella rete del gas naturale.

Perché il biometano
La strada della produzione di biometano dal biogas offre una serie di vantaggi:

Lotta al cambiamento climatico
Il metano ottenuto dal biogas è in grado di sostituire perfettamente quello di origine fossile e può così contribuire alla riduzione dei gas serra.

Riduzione della dipendenza dalle importazioni
L’Italia, secondo importatore al mondo di gas naturale, ne importa 70 miliardi di metri cubi. Il biometano potrebbe compensare il progressivo esaurimento del metano estratto in Italia, che rappresenta circa il 10% del consumo.

Sviluppo dell’economia locale
La produzione di biogas crea posti di lavoro, nella logistica, nella progettazione e costruzione di impianti.

Un circuito chiuso
I fanghi di depurazione che servono per alimentare l’impianto provengono da reflui generati utenze situate nelle vicinanze e “vengono comunque prodotti”. Perché non valorizzarli? Il biometano immesso in rete può sopperire alle esigenze di consumo locali, risparmiando al sistema i costi di trasporto gravanti sul gas naturale, che è, per la parte preponderante, importato dall’estero.

Una fonte rinnovabile programmabile
Il biogas e il biometano possono essere prodotti continuativamente per tutto l’anno. Essi possono essere vantaggiosamente impiegati per compensare le indisponibilità delle fonti energetiche non programmabili, come l’eolico o il fotovoltaico. Questa fonte energetica può in un futuro divenire una pedina fondamentale nella costruzione di reti intelligenti (Smart Grid) basate su fonti rinnovabili, sia elettriche che di gas.

Massima flessibilità
L’immissione di biometano in rete offre la massima flessibilità di utilizzo, poiché rende questa fonte di energia rinnovabile disponibile esattamente là dove serve e dove può essere utilizzata nel modo energeticamente più efficiente.

La normativa
Ad oggi la normativa vigente prevede che, fino all’entrata in vigore di specifiche norme europee, sono escluse le immissioni nella rete del gas naturale, del biometano derivante da biogas prodotto per via termochimica, per esempio attraverso i processi di gassificazione di biomasse da fanghi. Da evidenziare tuttavia che in numerosi stati membri della Comunità Europea, le tecnologie di upgrading e l’utilizzo del biometano prodotto da fanghi di depurazione sono già una realtà solida e consolidata sul mercato.

Il Depuratore di Niguarda Bresso
La rete di drenaggio e di depurazione delle acque usate relative al comprensorio denominato Seveso Sud, convogliate al depuratore di Niguarda Bresso in via Guido da Velate 12 a Milano, serve i comuni di Bresso, Cinisello Balsamo, Cormano, Cusano Milanino e Paderno Dugnano. Le acque raccolte attraverso la rete collettamento intercomunale sono di tipo civile, industriale e di origine meteorica. L’impianto di Bresso/Niguarda, costruito negli anni ’80 ed attivato nel 1991, è un impianto di depurazione di tipo biologico a schema classico (fanghi attivi) con trattamento fanghi di risulta per via anaerobica e recupero energetico grazie all’utilizzo di biogas. L’impianto di depurazione di Niguarda Bresso serve una popolazione equivalente di 220.000 abitanti effettivi e può trattare fino a 300.000 abitanti equivalenti.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA