Manovra, le proposte di WWF e Legambiente

Le due organizzazioni sentite in Commissione Ambiente del Senato

Redazione ANSA
ROMA - Per la plastic tax, servono aliquote differenziate per colpire di più le plastiche meno riciclabili ed occorre esentare quelle riciclate. Sono insufficienti i fondi in manovra per il dissesto, la rigenerazione urbana e la tutela del patrimonio naturale, ed è negativo il bonus facciate. E' il giudizio sulla manovra che dà il WWF, che venerdì è stato audito dalla Commissione Bilancio del Senato.

Per il WWF, sulla plastic tax è necessaria un'aliquota differenziata che dinsincentivi la realizzazione di manufatti non riciclabili o difficilmente riciclabili. Gli oggetti monouso fatti con plastica riciclata dovrebbero essere esentati dalla tassazione.

Il WWF valuta positivamente il Green New Deal, ma chiede che, dopo lo stanziamento per il 2020 (1.688 milioni di euro), l'impegno continui anche negli anni successivi. I proventi delle aste europee delle quote di emissioni di CO2 (Ets) non devono andare ai combustibili fossili.

L'ong ritiene insufficienti i fondi stanziati per il 2020 per interventi sul dissesto idrogeologico (85 milioni di euro), per la rigenerazione urbana (12,18 milioni), per la tutela del patrimonio naturale italiano (232 milioni).

Per il WWF è positiva la rimodulazione delle accise sui carburanti, escludendo dalle agevolazioni i veicoli da euro 1 a euro 4. L'organizzazione giudica "un indifendibile palliativo" l'abolizione per gli anni 2020-2022 dell'esenzione dal pagamento delle imposte per chi estrae idrocarburi sotto una certa soglia.

Per il WWF, la franchigia è di fatto un sussidio ambientalmente dannoso.

L'ong valuta positivamente il bonus per l'efficientamento energetico degli edifici, mentre contesta il bonus facciate.

Infine, sulle auto aziendali il WWF ritiene che le auto a basse emissioni siano quelle con emissioni a 50gr/km, non 160.

Tassare le fonti fossili, recuperando già nel 2020 1 miliardo di euro dai sussidi ambientalmente dannosi. Riformare le concessioni sui beni comuni ambientali (acque minerali, trivelle, cave, spiagge), chiedendo più soldi a favore della collettività a chi sfrutta questi beni, spesso con canoni irrisori. Investire sempre di più su economia circolare e fonti rinnovabili. Sono i tre punti intorno ai quali ruotano le proposte di Legambiente sulla manovra del governo, esposte stamani in una audizione alla Commissione Bilancio del Senato.

"In questa manovra cominciano ad esserci dei segnali positivi in direzione di una innovazione green, con attenzione ambientale e sociale - ha commentato con l'ANSA il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchni -. Ma le polemiche sulla legge sulla plastica ci preoccupano molto, perché siamo davvero agli inizi di una politica green. Se la reazione della politica e del parlamento è fare un passo indietro rispetto a questi primi passi, non ci siamo proprio". "Sulle plastiche pensiamo che sia un provvedimento giusto, ma che vada cambiato dice Zanchini -.

Togliere la tassa alle plastiche biodegradabili ed allargare la platea di tutte le plastiche monouso. A quel punto si può anche abbassare la tassa". Per il vicepresidente di Legambiente "noi possiamo già nel 2020 cominciare a far pagare chi non ha mai pagato: i concessionari dell'acqua, le trivellazioni, i balneari, le cave. Si può intervenire gradualmente, senza far preoccupare nessuno, perché si fa pagare il giusto. E a quel punto ci sarebbero le risorse per i provvedimenti di cui abbiamo bisogno". "Il bonus facciate è davvero sbagliato, perché sarebbe alternativo all'ecobonus e al sismabonus, sarebbe un bruttissimo segnale - ha concluso Zanchini -. E poi chiediamo interventi a favore della micromobilità elettrica".

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