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Australia, inquinamento 4 fiumi colpisce Barriera Corallina

Scienziati sperano governo adotti misure

Redazione ANSA SYDNEY

SYDNEY - Quattro grandi fiumi sono stati indicati come i maggiori responsabili dell'inquinamento della Grande Barriera Corallina australiana, già colpita dallo sbiancamento e dal riscaldamento globale. Lo indica una nuova ricerca che gli scienziati sperano spinga il governo federale e quello del Queensland ad adottare misure mirate per ridurre il danno ai coralli causato dalle attività agricole. Secondo lo studio condotto dall'University of Queensland e dall'ente di ricerche ambientali Nature Conservancy, i fiumi Burdekin, Fitzroy, Tully e Daintree causano i maggiori danni ai banchi corallini. Gli scienziati hanno utilizzato modelli oceanografici e coloranti virtuali per rintracciare i movimenti di sostanze inquinati attraverso il sistema fluviale fino alla Barriera durante tre stagioni delle piogge dal 2011 al 2013. In alcuni casi tali sostanze viaggiavano per distanze talmente grandi da impattare banchi corallini a distanze di centinaia di km.

"Una delle maggiori sorprese è stato scoprire la portata che il fiume Burdekin in particolare ha fino alla Grande Barriera Corallina" scrive il principale autore dello studio, il climatologo Nick Wolff. Nel 2011 l'inquinamento del Burdekin ha viaggiato per 450 km a nord dell'estuario con un impatto su 275 banchi corallini.

La maggior parte dell'inquinamento proviene da fertilizzanti usati nelle coltivazioni, specialmente di canna da zucchero, e dal disboscamento a fini agricoli, che aumentano i sedimenti e il dilavamento di sostanze nutrienti. Dopo il cambiamento climatico, la cattiva qualità dell'acqua rappresenta la maggiore minaccia alle comunità coralline, avverte Wolff. "Quando i composti azotati disciolti raggiungono l'oceano negli scarichi fluviali, stimolano la crescita di alghe, che possono soffocare i coralli". Gli studiosi sperano che la ricerca induca gli agricoltori dei terreni e i responsabili della gestione dei parchi a comunicare "in modo più trasparente" fra loro e con i governi, in modo da concentrare gli interventi nei bacini idrografici più inquinanti. "E' necessario mettere sotto controllo l'inquinamento, ora che vi è già tanto da temere per il cambiamento climatico. Questa è una cosa che si può realizzare nel più breve termine, per assicurare resilienza ai banchi corallini", ha aggiunto.

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