La Bonifica di Taranto è giunta a metà

Commissario Corbelli, modello studiato da 6 università e Cnr

Redazione ANSA

La bonifica di Taranto è giunta a metà e intanto il territorio diventa laboratorio nazionale per le bonifiche e modello di rigenerazione ambientale: per la prima volta una città e i sui siti inquinati vengono 'curati' con una terapia su misura che punta a identificare le cause, a rimuoverle, e poi a rigenerare i luoghi inquinati. Il modello innovativo viene studiato dalle università di Bari, Ancona, Salerno, della Basilicata, Lumsa, Vanvitelli, e Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) ed è stato messo a punto dal Commissario Straordinario Vera Corbelli, geologa, appena riconfermata a capo della struttura per gli interventi urgenti di bonifica, e riqualificazione di Taranto "Mi occupo da 25 anni di pianificazione e il Governo ha scelto di darmi questo ruolo per portare a soluzione il problema in uno scenario molto ampio di programmazione territoriale", ha detto all'ANSA Corbelli, che svolge questo ruolo dal 2014 e gratuitamente. L'area di crisi di Taranto si estende su 500 chilometri quadrati e non riguarda solo l'inquinamento prodotto dall'Ilva. Il lavoro di bonifica, dal costo di quasi 130 milioni di euro (tra fondi nazionali e regionali) è giunto a metà: il primo intervento, già ultimato, è stato dedicato alle scuole del Quartiere Tamburi, a poca distanza dal sistema industriale che comprende l'Ilva, "per dare speranza ai giovani", ha osservato il commissario. E' in corso anche la bonifica del Cimitero di San Brunone e sono in fase di completamento gli interventi al porto, come l'ammodernamento della banchina, la realizzazione della nuova Diga foranea e il dragaggio dei sedimenti. E' a buon punto pure il risanamento del Mar Piccolo, completato al 60%. Per consentire la pulizia del fondale, con la rimozione dei rifiuti, le automobili e i materiali ospedalieri, è iniziato il trasferimento della colonia di cavallucci marini, la più grande del Mediterraneo. Gli animali saranno monitorati con collarini muniti di Gps. Nel maggio scorso è cominciato invece l'allontanamento dei 16 mila fusti contenenti materiale radioattivo dal sito della ex-Cemerad, che dovrebbe concludersi il prossimo anno.

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