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Dieta mediterranea veicolo di sostenibilità per la biodiversità

"La dieta Mediterranea nel 2010, per la prima volta pose il problema della sostenibilità nel percorso di riconoscimento dell'Unesco" spiega il chair Unesco Pier Luigi Petrillo. L’Italia punta ad essere il focal point per una piattaforma di scambio che sta lanciando il ministero della Salute (articolo di Canale Energia)

Canale Energia - La Dieta mediterranea può rappresentare uno strumento di azione per sviluppare la sostenibilità e proteggere la biodiversità e l’ambiente. Su questo tema si è svolto presso la sede della Fao a Roma il 13 febbraio, l’evento “Mediterranean diet’s principles for agenda 2030” il tema della giornata è stato incentrato sulla protezione di antiche tradizioni agricole estremamente attente e rispettose dell’ambiente e del suo delicato equilibrio.

Diverse le attività chiamate in campo: dalla transumanza alla specificità di materie prime tipiche della alimentazione Mediterranea, ma anche la stretta connessione tra consumi di acqua e preservazione della ricchezza del suolo. Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della fondazione Univerde, promotore della giornata insieme a Coldiretti, sottolinea come l’Italia sia un esempio di biodiversità di cui i giovani dell’agricoltura rappresentino un vanto. Una biodiversità che va preservata, come altri ecosistemi, e per cui è necessario un lavoro sinergico tra più istituzioni. “Possiamo mettere a disposizione del Pianeta questa biodiversità e credo che dovremmo mettere a disposizione della Fao l’approvvigionamento e la salute della alimentazione. Perché è importante che la globalizzazione non diventi standardizzazione”. Una biodiversità in mostra presso la sede Fao, grazie a una selezione di immagini del concorso fotografico “Obiettivo Terra”, promosso da Fondazione UniVerde e Società Geografica Italiana Onlus, per celebrare la Giornata Mondiale delle Terra, e di “Obiettivo Acqua”, promosso da A.N.B.I. con la Coldiretti e la Fondazione UniVerde.

Leonardo Bencini ministro plenipotenziario Affari esteri e cooperazione internazionale che sottolinea come “i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile devono essere perseguiti insieme” e in modo sinergico “tra diversi partner nazionali e internazionali“.

Stefano Masini, responsabile per l’ambiente il territorio e i consumi di Coldiretti  ribadisce come serve una visione di sistema per valorizzare la qualità dei prodotti. Ricordando come criteri di etichettatura che non tengano in considerazione la provenienza non siano attenti alla sicurezza alimentare delle coltivazioni, rimarcando come sia importante: “impegnarci a condividere non solo per difendere ma per valorizzare la dieta mediterranea e la destinazione agricola dei territori”. Lanciando il claim: “più scambi e meno dazi nel mondo”.

Diversi soggetti che, come gli obiettivi 2030, sono strettamente interconnessi tra loro

“Deve essere aperta una discussione tra tutti gli operatori per poter intraprendere una strada nel modo più corretto e raggiungere in modo coerente gli obiettivi (2030)” sottolinea nel suo intervento Livio De Santoli, responsabile per le politiche di scelta energetica alla Università La Sapienza di Roma.


“L’Italia è pronta a realizzare una piattaforma sulla dieta mediterranea che sarà un action network sulle diete sane e sostenibili, a partire dai principi delle diete tradizionali. Per noi la dieta mediterranea. L’Italia si candida come focal point con il ministero della Salute“, interviene dalla platea il dirigente medico del ministero della Salute segretariato generale, Denise Giacomini.

“Un ruolo sempre più rilevante per la Fao” come sottolinea Andrea Giannotti, relazioni internazionali di Bonifiche ferraresi “considerata la sua dimensione globale e multi servizio”.

Un interesse crescente per l’iscrizione di pratiche alimentari e agricole registrato dall’Unesco che si sta concretizzando nel trinomio: cibo, cultura, sostenibilità. Come evidenzia Massimo Riccardo, ambasciatore permanente rappresentativo per l’Italia all’Unesco.

Una riflessione che come ricorda il professor Pier Luigi Petrillo di Unitelma e chair presso l’Unesco, ha visto giocare un ruolo centrale proprio alla Dieta mediterranea, ponendo in evidenza la stretta relazione tra cibo e sostenibilità. “La sostenibilità è una conquista recente dell’Unesco. La dieta Mediterranea nel 2010, per la prima volta nel percorso di riconoscimento presso l’Unesco, pose il problema della sostenibilità, proprio perché è una dieta sostenibile e attenta alla stagionalità. Tra pochi giorni si riunirà una commissione per ridiscutere la convenzione del 2003 proprio per inserire la sostenibilità al suo interno”.

Per dirla con le parole del chairman della sessione di chiusura della giornata Renee Castro Salazar assistant director general of Climate, biodiversity, land, water department della Fao: “La Fao era nata con la mission di produrre abbastanza cibo per tutti. Ora la nuova mission sarà produrre buon cibo per tutte le persone del Pianeta”

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