Responsabilità Editoriale Gruppo Italia Energia

Tariffe Germania, Acer: “Questione da definire con il Pacchetto Gas”

“L’aumento dei costi di trasporto influirebbe sulla convergenza dei prezzi”. Il rapporto di monitoraggio del mercato (articolo di Quotidiano Energia)

Quotidiano Energia - La Commissione europea svilupperà probabilmente nei prossimi due anni una proposta legislativa per un ‘Pacchetto Gas’, che dovrebbe fornire una definizione chiara dei sistemi entry-exit e dei punti di scambio virtuali al fine di indicare i requisiti operativi minimi per il funzionamento del mercato del gas all’ingrosso”. E’ quanto si legge nel rapporto di monitoraggio 2019 “Gas Wholesale Market Volume” dell’Agenzia per la cooperazione dei regolatori energetici Ue (Acer), in cui si ripercorre la vicenda delle nuove tariffe gas tedesche che hanno suscitato allarme in Italia e non solo.


Le tariffe ai punti di interconnessione in Germania, rileva Acer, aumenteranno a seguito della nuova metodologia “postage stamp”: tutti gli scambi transfrontalieri costeranno 0,37 euro per MWh presso Gaspool e 0,48 €/MWh a NetConnect Germany (prodotti di capacità annua firm). “Questo potrebbe influire sulla formazione dei prezzi del gas all’ingrosso nei mercati vicini che importano via Germania”, avverte l’Agenzia, precisando che si potrebbero avere aumenti delle tariffe dall’Austria all’Italia e conseguenze anche in Francia, Spagna o Regno Unito.

Inoltre, “l’aumento dei costi di trasporto potrebbe avere un impatto futuro sui livelli di convergenza dei prezzi” (proprio nel momento in cui “il differenziale europeo è sceso a 1 €/MWh contro gli oltre 5 €/MWh di tre anni fa”); impatto particolarmente importane “nei mercati in cui i punti di interconnessione interessati fissano i prezzi marginali delle forniture agli hub”. Acer ricorda che l’Arera ha calcolato un aumento dei costi di 500 milioni di euro l’anno per i consumatori italiani e che anche il regolatore francese e alcuni Tso transalpini e tedeschi hanno espresso preoccupazione in tal senso. Tuttavia, lamenta, “giacché le autorità di regolazione interessate non hanno trasmesso in tempo utile all’Agenzia le metodologie di riferimento dei prezzi (Rpm), non è stato possibile analizzare il loro impatto in dettaglio”.

L’organismo sino a pochi giorni fa diretto da Alberto Pototschnig, e ora dal danese Christian Zinglersen (QE 26/9), tiene comunque a precisare che “ogni nuovo pacchetto legislativo sull’upgrading del market design del gas dovrebbe basarsi sull’attuale mercato e modello regolatorio, per non creare incertezze regolatorie e potenzialmente scoraggiare i partecipanti al mercato dal trading, dagli investimenti e/o dall’ingresso in nuovi mercati”.

Venendo all’analisi del mercato del gas europeo, il rapporto (che si riferisce agli sviluppi del 2018) conferma la continua crescita delle importazioni Ue (arrivate al 77% del fabbisogno, +2,1% rispetto al 2017) a causa del continuo calo della produzione interna (-6,5%), cui l’anno scorso si è ovviato con un maggiore ricorso al Gnl (+10%) e ai flussi via tubo, principalmente dalla Russia, mentre il gas liquido e gli stoccaggi sono sempre più usati come strumenti di flessibilità di breve-termine. A fronte di una discesa della domanda complessiva di gas del 3,7%, il biogas rappresenta nella Ue ancora una parte minima del consumo (4%) e non oltre il 15% della produzione di gas, con Germania, Regno Unito e Italia in testa.

L’aumento delle importazioni, rimarca nondimeno Acer, non deve impedire alle autorità nazionali e agli Stati membri “un approccio attento nell’approvazione di nuovi investimenti relativi a infrastrutture gas tradizionali” e “particolare cautela nell’uso di sostegni finanziari a livello Ue e di singoli Paesi”. Infatti, da un lato il sistema del gas europeo mostra “un alto livello di interconnessione e sicurezza degli approvvigionamenti e una crescente integrazione e competitività”, dall’altro “parti delle infrastrutture di trasporto gas sono al momento ben lontane dal pieno utilizzo”.

Considerato peraltro che alcuni contratti di lungo-termine potrebbero non essere rinnovati interamente, “potrebbe esserci il rischio futuro che le infrastrutture regolate diventino stranded, con relativo danno per i consumatori”.

Italia, Belgio, Francia, Germania, Ungheria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno rinnovato quasi tutti i contratti in scadenza, nota il rapporto, ma altri Stati membri come Repubblica Ceca, Croazia, Danimarca, Grecia, Irlanda, Olanda, Slovacchia, Slovenia e Romania non hanno invece sostituto pienamente i volumi scaduti.

Sul fronte della decarbonizzazione del settore gas, infine, l’Agenzia chiede che il Pacchetto Gas “non porti a una segmentazione del mercato, come avvenuto nel settore elettrico nell’ultimo decennio”. In aggiunta, “dovrebbero essere preferite soluzioni basate sul mercato e meccanismi di incentivazione minimi allo scopo di evitare un aumento dei costi per i consumatori finali”. Parte dei fondi Cef “potrebbero essere reindirizzati ai progetti gas che sostengono gli obiettivi di de carbonizzazione” e “raggiungere una platea più ampia, diversa dai Tso”.