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Carbone, crolla la generazione Ue

Sandbag: nei primi 6 mesi -19%, cali quasi ovunque (Italia -28%). Intanto anche Zurich smette di finanziare i combustibili solidi (articolo di Quotidiano Energia)

Quotidiano Energia - Tra il 2012 e il 2018 l’elettricità generata nella Ue dalle centrali a carbone si è ridotta del 30% e nei primi sei mesi 2019 di un ulteriore 19% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. E’ quanto emerge da un rapporto di Sandbag, che sottolinea come il calo della generazione a carbone ha riguardato tutti i Paesi europei ad eccezione di Austria (+2%), Slovenia (+7%) e Bulgaria (+8%).

Nel semestre il calo maggiore si è registrato in Irlanda (-79%), seguita da Francia (-75%), Regno Unito (-65%) e Spagna (-44%). L’Italia ha evidenziato una contrazione del 28%, mentre il -22% della Germania non ha impedito al Paese di rappresentare ancora il 35% della produzione elettrica a carbone dei 28.

Nel periodo considerato si sono avuti in vari Paesi periodi in cui il carbone non ha prodotto neppure un kWh, come nel Regno Unito durante due settimane di maggio quando tutte le centrali sono rimaste spente: “Non avveniva dalla rivoluzione industriale”, rileva il centro studi.

Il carbone ha coperto nel semestre meno del 2% della domanda elettrica in Irlanda, Francia e UK e non oltre il 6% in Spagna e Italia.

Nel complesso, la produzione elettrica a carbone Ue è scesa nei 6 mesi di circa 50 TWh, sostituita da eolico e fotovoltaico (+32 TWh) e gas (+30TWh), con i maggiori incrementi della generazione a gas in Germania, Spagna, Italia e Francia.

Secondo Sandbag, i motivi alla base della débâcle del carbone sono essenzialmente tre: lo sviluppo di eolico e FV (“i Paesi che hanno realizzato più Fer sono anche quelli che hanno registrato i maggiori cali della generazione a carbone”), la sostituzione con il gas a seguito della crescita dei prezzi della CO2, la chiusura di alcune centrali a carbone.

Tuttavia, nota Sandbag, anche se la riduzione continuasse a questo ritmo per il resto dell’anno, nel 2019 arriverebbero dal carbone ancora il 12% delle emissioni di gas-serra Ue. Inoltre, “lo switch dal carbone al gas ha probabilmente raggiunto il picco e la tendenza non può perciò che invertirsi”.

“I decisori politici devono pianificare adesso la piena transizione dal carbone alle energie pulite”, ha dichiarato l’analista di Sandbag Dave Jones.

Si allunga intanto la lista dei gruppi assicurativi che hanno deciso di non investire più nel carbone. Dopo Allianz e Axa nel 2015 (QE 24/11/15) e Bnp Paribas Cardif lo scorso marzo, arriva adesso Zurich Insurance Group, che ha annunciato un’accelerazione delle sue politiche ambientali con “l’obiettivo di ridurre l’uso dei combustibili fossili ad alta intensità di CO2”.

Nei prossimi due anni, precisa una nota, “Zurich coinvolgerà attivamente i suoi clienti e le società di investimento assistendoli nell’adozione di piani per la riduzione dell’esposizione al termoelettrico a carbone, alle sabbie bituminose e allo shale oil”.

In pratica, Zurich non sottoscriverà o investirà più in società che generano oltre il 30% del fatturato dall’estrazione di carbone, sabbie bituminose o shale oil; producono più di 20 milioni di tonnellate di carbone all’anno; generano più del 30% dell’elettricità da carbone, shale oil o sabbie bituminose; programmano di sviluppare nuove miniere o centrali a carbone o infrastrutture per le sabbie bituminose.

Il gruppo assicurativo svizzero conta inoltre di alimentare tutto il suo fabbisogno elettrico con fonti rinnovabili entro il 2022.