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Ue 2050, nessun accordo

Tutto rimandato, il blocco dell’Est chiede fondi. Monito alla Turchia sulle perforazioni a Cipro (articolo di Quotidiano Energia)

Niente di fatto per la strategia climatica europea al 2050. Il Consiglio Ue, riunito ieri e oggi a Bruxelles, non è riuscito infatti a trovare un accordo sull’azzeramento netto delle emissioni di CO2 entro metà secolo, come chiedevano la maggior parte degli Stati membri inclusa l’Italia.

In particolare, la strenua opposizione di Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria e Polonia ha costretto i 28 a rinviare la questione. “Il Consiglio europeo definirà i suoi orientamenti prima della fine dell’anno in vista dell’adozione e della presentazione all’Unfccc, a inizio 2020, della strategia a lungo termine della Ue”, si legge nelle conclusioni del Consiglio.

Nessun cenno, dunque, alla data di azzeramento delle emissioni, anche se una nota alle conclusioni precisa che “per un’ampia maggioranza di Stati membri, la neutralità climatica deve essere raggiunta entro il 2050”.

Il testo concordato invita invece la Commissione a predisporre un quadro in grado di “assicurare una transizione verso una Ue a impatto climatico zero, in linea con l’accordo di Parigi, che preservi la competitività europea, sia giusta e socialmente equilibrata, tenga conto delle situazioni nazionali degli Stati membri e ne rispetti il diritto di decidere in merito ai rispettivi mix energetici”.

In particolare, nel corso del Consiglio i quattro Paesi recalcitranti hanno chiesto un’analisi dettagliata dei costi della transizione e adeguati finanziamenti europei per limitare gli impatti sociali ed economici. Non a caso, il rinvio delle discussioni significa che la strategia climatica al 2050 sarà discussa dai 28 più o meno in contemporanea con il budget Ue di lungo-termine.

Del resto, nella nuova agenda strategica 2019-2024 adottata dal Consiglio si precisa che “il successo della transizione verde dipenderà da una consistente mobilizzazione di investimenti privati e pubblici”. Anche in questo documento si chiarisce che la transizione dovrà avvenire “rispettando appieno il diritto degli Stati membri di decidere in merito ai rispettivi mix energetici”.

Dal Consiglio Europeo di ieri è arrivata anche una dura condanna alle prospezioni petrolifere avviate dalla Turchia nella zona economica esclusiva di Cipro. Nelle conclusioni, infatti, si “esprime seria preoccupazione per le attuali attività di trivellazione illegali della Turchia nel Mediterraneo orientale” e si “deplora il fatto che il Paese non abbia ancora risposto ai ripetuti inviti della Ue a cessare tali attività”.