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Ue, i numeri della presenza economica straniera

Primo rapporto sugli investimenti extra-comunitari: raffinazione settore più esposto. Europarlamento contro “propaganda ostile” di Russia e Cina (articolo di Quotidiano Energia)

Quotidiano Energia - E’ ormai un’offensiva in grande stile quella lanciata da Bruxelles e Strasburgo per frenare ciò che la Ue considera sempre più una "invadenza economica e politica" di alcuni Paesi extra-europei, in primis Cina e Russia.

La Commissione ha presentato “10 azioni concrete” nei confronti di Pechino da approvare al Consiglio Ue del 21 e 22 marzo (non a caso in coincidenza con la visita del presidente cinese Xi Jinping in Italia) e l’Europarlamento ha adottato una durissima risoluzione contro Mosca. E l’esecutivo comunitario ha pubblicato il primo rapporto sugli investimenti diretti dei soggetti extra-Ue nei mercati dei 28, che arriva a una settimana dal via libera definitivo al regolamento sul controllo degli investimenti strategici.

Il rapporto, sottolinea una nota della Commissione, “conferma il continuo aumento delle partecipazioni straniere in società dei settori chiave europei e una crescita degli investimenti delle economie emergenti, come la Cina, mostrando la necessità di un’efficace applicazione del quadro di monitoraggio degli investimenti recentemente adottato”.

In particolare, dal rapporto emerge che oltre il 35% degli asset totali Ue, per un valore di 6.295 miliardi di euro a fine 2017, appartiene a società straniere. I principali investitori nel Vecchio Continente restano quelli tradizionali - Usa, Canada, Svizzera, Norvegia, Giappone, Australia – con l’80% degli asset detenuti da soggetti extra-Ue. Tuttavia, negli ultimi anni la proprietà estera delle aziende Ue è salita in modo esponenziale e si sono moltiplicati gli investimenti di aziende pubbliche extra-comunitarie: quelle di Cina, Russia ed Emirati Arabi nel 2017 hanno triplicato le acquisizioni rispetto a 10 anni prima.

Quanto ai settori in cui la proprietà extra-Ue delle società europee è particolarmente elevata, svetta al primo posto la raffinazione petrolifera (67% degli asset complessivi Ue in mano agli stranieri), seguita da farmaceutica (56%), elettronica (54%) e minerario (54%).

“L’Europa ha tratto grandi benefici da una politica di apertura agli investimenti, ma dobbiamo essere pronti ad agire quando la sicurezza e l’interesse pubblico sono a rischio”, ha avvertito il commissario Ue al Commercio, Cecilia Malmström.

Sulle ingerenze politiche dei Paesi terzi è invece intervenuto l’Europarlamento, che in una durissima risoluzione ha denunciato come “le campagne di disinformazione della Russia, insieme a Cina, Iran e Corea del Nord, siano la principale fonte di disinformazione in Europa”.

Secondo Strasburgo, “le azioni sempre più aggressive” dei quattro Paesi hanno l’obiettivo di “minare o sospendere i fondamenti e i principi normativi delle democrazie europee e la sovranità di tutti i Paesi del partenariato orientale”. Di qui l’invito agli Stati membri Ue a “considerare la creazione di un quadro giuridico a livello europeo e internazionale per affrontare le minacce ibride”.

Nella risoluzione - adottata con 489 voti favorevoli, 148 contrari e 30 astensioni - gli eurodeputati “condannano fermamente le entità che interferiscono nelle elezioni e nei referendum” e chiedono agli Stati membri di “modificare le loro leggi elettorali per contrastare proattivamente le minacce che sorgono dalle campagne di disinformazione, dagli attacchi informatici e dalle violazioni della libertà di espressione durante il voto”.

Nel testo si esorta infine la Ue ad ampliare la East StratCom Task Force istituita nel 2015, trasformandola in una “struttura a pieno titolo all’interno del Servizio europeo per l’azione esterna”.