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Gas Ue, consumi ancora in crescita: nel 2017 +6%

Il livello più alto dal 2010

Quotidiano Energia - Si consolida la ripresa dei consumi di gas europei, che nel 2017 hanno registrato un aumento del 6% rispetto all’anno precedente fino a 491 miliardi di mc, il livello più alto dal 2010.
In base all’ultimo rapporto trimestrale della Commissione Ue, nel 2017 la crescita dei consumi di gas ha riguardato quasi tutti i Paesi (tra le poche eccezioni il -18% del Regno Unito), complice soprattutto la maggiore domanda del settore elettrico. Si è avuto così il segno più per il terzo anno consecutivo (dopo il +4% del 2015 e il +7% del 2016), con un consumo maggiore di 72 mld mc (+17%) nel raffronto con il 2014.
Tra il 2014 e il 2017, sottolinea il rapporto, Italia e Germania hanno messo a segno, rispettivamente, i più alti tassi di crescita in termini di volumi (circa 13 mld mc la prima e poco meno la seconda), rappresentando da sole il 36% dell’incremento della domanda Ue.
Al primo posto per crescita della domanda si è attestata nel 2017 l’Olanda (+30% sul 2016), divenuta l’anno scorso per la prima volta importatore netto di gas a causa di un calo della produzione interna del 9%.
A livello Ue, la produzione è scesa del 3% a 128 mld mc (Italia -4%), mentre l’import è aumentato del 10% a 360 mld mc, per una bolletta stimata in 75 mld €. In particolare, le importazioni di Gnl sono salite del 12% (Italia +32%).
Tra gli eventi di rilievo del 2017, il rapporto cita il nuovo quadro normativo per il gasdotto Opal, che ha portato allo spostamento di considerevoli flussi di gas russo dalla rotta Ucraina al Nord Stream, e la prima fornitura di gas russo all’Europa da un operatore diverso da Gazprom con l’avvio delle forniture dal terminale Gnl Yamal di Novatek.
Un’ampia analisi è inoltre dedicata alle conseguenze per il mercato del gas europeo derivate dall’incidente della fine dell’anno scorso al nodo austriaco di Baumgarten e al blocco del sistema di condotte britannico Forties. Il prezzo del gas sul mercato italiano, ricorda la Commissione, è salito tra l’11 e il 12 dicembre da 23,7 a 80 €/MWh, tornando però ai livelli normali il giorno seguente grazie al ricorso ad approvvigionamenti alternativi e, soprattutto, agli stoccaggi. In questo senso, il rapporto sottolinea che “un’ampia disponibilità di stoccaggi è stata fondamentale per gestire l’interruzione delle forniture sia in Austria che in Italia: lo stoccaggio è infatti la risorse più rapida attivabile, non solo in termini di volume ma anche di capacità di picco”.
Il rapporto si sofferma infine sui prezzi del gas, che nel mercato spot europeo sono risultati in aumento tra agosto e dicembre spinti da una serie di fattori: basso livello degli stoccaggi, passaggio dal carbone al gas di una quota crescente della capacità di generazione, aumento dei prezzi del petrolio e del carbone, problemi alle infrastrutture in Norvegia e Regno Unito e alle centrali nucleari francesi. Nel quarto trimestre del 2017, i prezzi agli hub erano di circa il 10% superiori a quelli di un anno prima, mentre quelli dei contratti indicizzati al petrolio sono scesi e alla fine dell’anno erano ormai comparabili agli hub dell’Europa nord-occidentale.
Quanto ai prezzi al dettaglio, si è riscontrata una stabilizzazione dopo la discesa degli ultimi 2-3 anni e le divergenze di prezzo tra Paesi Ue si sono attenuate.
In dettaglio, nel quarto trimestre del 2017 il prezzo del gas all’ingrosso in Italia è risultato in linea con quello dell’Europa centrale (Germania, Austria, Repubblica Ceca etc.) e leggermente inferiore alle quotazioni in Gran Bretagna, Francia e Spagna. I prezzi per le famiglie (tasse incluse) sono stati invece nella Penisola tra i più alti d’Europa: 7,06 c€/kWh, contro una media Ue di 5,83 c€/kWh. Discorso inverso per i consumatori industriali italiani, che hanno beneficiato di un prezzo di 2,28 c€/kWh (escluse tasse recuperabili) a fronte di una media dei 28 di 2,41 c€/kWh.