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Le nuove E.ON e Rwe entro il 2019

Bene i conti 2017 dei due colossi tedeschi

Quotidiano Energia - Tutti gli attuali settori di business di E.ON – reti, clienti e rinnovabili – “hanno un forte potenziale di crescita” che sarà sfruttato con un aumento degli investimenti nel periodo 2018-2020 fino a 9,5 miliardi di euro, il 20% in più rispetto a quanto previsto sinora. Lo ha chiarito l’amministratore delegato del gruppo tedesco, Johannes Teyssen, presentando oggi assieme all’omologo di Rwe, Rolf Martin Schmitz, lo scambio di asset annunciato domenica.
In particolare, ha precisato il direttore finanziario di E.ON, Marc Spieker, la metà circa degli investimenti al 2020 andrà alle reti, mentre il restante 50% sarà equamente ripartito tra “customer solution” e rinnovabili. Il previsto passaggio delle Fer a Rwe, infatti, non muterà gli attuali piani del gruppo, che nei prossimi tre anni “continuerà sistematicamente a sviluppare il settore e a rafforzarne i profitti” incrementando la capacità da 6 a 8 GW.
Quanto alle reti elettriche, ha detto Spieker, E.ON si concentrerà sull’espansione e sull’adozione di tecnologie digitali, con l’obiettivo di accrescere la Rab (“regulated asset base”) entro il 2020 di 2-3 mld € fino a 21-22 mld €.
Venendo allo scambio di asset, Teyssen e Schmitz hanno precisato che l’offerta di acquisto volontaria di E.ON su Innogy dovrebbe iniziare nei primi giorni di maggio e chiudersi a metà 2019, dopo il via libera delle autorità di regolazione, antitrust e finanziaria. Subito dopo comincerà il processo di trasferimento degli asset Fer di E.ON e Innogy a Rwe, per arrivare alla chiusura dell’intera operazione prima della fine dell’anno prossimo.
A seguito dello scambio di asset, E.ON “sarà la prima ex compagnia energetica europea integrata a focalizzarsi interamente sulle esigenze dei suoi 50 milioni di clienti in tutta Europa”, ha sottolineato Teyssen, secondo il quale “la nuova E.ON rafforzerà la sua offerta lungo la parte della catena di valore più vicina ai clienti e sarà in grado di intensificare i suoi sforzi per la protezione del clima, ad esempio attraverso un più rapido sviluppo delle colonnine di ricarica per veicoli elettrici o delle smart grid”.
L’integrazione di Innogy e la riorganizzazione delle attività permetteranno a E.ON di ottenere risparmi da sinergie compresi tra 600 e 800 milioni € l’anno dal 2022, a fronte di una perdita di posti di lavoro “non superiore a 5.000 unità”. Nei “prossimi decenni”, però, il gruppo prevede di “creare migliaia di nuovi posti di lavoro”, che si aggiungeranno ai 70.000 della nuova E.ON allargata.
Per Rwe, invece, i benefici dell’operazione saranno soprattutto legati a un parco di generazione “a basso rischio” grazie alla crescita fino ad oltre il 60% degli impianti “low carbon”. Una volta completato lo swap, infatti, il mix del gruppo (in totale 46 GW pro-forma a fine 2017) sarà costituito per 14,8 GW da gas, 10,3 GW lignite, 8,3 GW Fer, 7,3 GW carbone e 2,8 GW nucleare (altre fonti 2,8 GW). A livello europeo Rwe diverrà così il terzo operatore Fer dopo Iberdrola ed Enel.
Tra ieri e oggi E.ON e Rwe hanno anche presentato i bilanci 2017, che mostrano in entrambi i casi indicatori positivi.
E.ON ha registrato l’anno scorso un fatturato sostanzialmente stabile a 38 mld € e un Ebit adjusted di 3,1 mld € anch’esso in linea con il 2016 ma nella parte più alta della forchetta prevista. Discorso analogo per l’utile netto adjusted, salito del 58% a 1,4 mld €, mentre il debito è sceso al target indicato di 19,2 mld €.
“I solidi risultati del 2017, la riduzione del debito e misure come la vendita della quota in Uniper che frutterà circa 3,8 mld € garantiranno a E.ON ulteriore flessibilità, che sarà utilizzata per la crescita durante l’implementazione della transazione con Rwe”, ha commentato Teyssen.
Il bilancio 2017 di Rwe mostra per parte sua “risultati superiori alle attese nel settore Elettricità Europea, un elevato contributo ai profitti del Trading e buoni progressi nell’andamento del piano di efficienza”. Tutto questo si è tradotto in un Ebitda adjusted di 5,75 mld € (+6,5% rispetto al 2016), in un Ebit adjusted di 3,64 mld € (+18,3%) e in un utile netto adjusted di 1,23 mld € (+58,6%). Il fatturato è invece sceso del 2,7% a 44,58 mld €, a fronte di vendite di elettricità per 261,1 mld kWh (-1,3%) e di gas per 254,1 mld kWh (-4,1%).