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Mercato elettrico, "Italia lenta e conservatrice"

Il primo Electricity Market Report del Polimi

Quotidiano Energia - Con la sola eccezione degli smart meter 2.0, in Italia la gran parte dei macro-trend innovativi non si è ancora verificata: l'apertura del Msd e la possibilità di avere aggregatori è appena ai suoi albori e nessuno dei meccanismi che possono rappresentare il futuro della generazione distribuita da rinnovabili nel post-incentivi - carbon tax, Ppa, aste a tecnologia neutra - sono oggi osservabili. E anche la diffusione della mobilità elettrica e dello storage è ancora appena accennata. E' l'impietosa fotografia del nostro mercato elettrico scattata dalla prima edizione dell'Electricity Market Report dell'Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, che mette a confronto la situazione italiana con quella di altri sette Paesi europei e traccia le aspettative degli operatori attraverso un sondaggio.

"La competizione con gli altri Paesi europei, molti dei quali più avanti di noi sul cammino dell'innovazione, comincia a far sentire i propri effetti ed è quanto mai necessario non restare indietro, per permettere agli utenti di godere dei benefici di un mercato aperto e competitivo e ai nostri operatori di misurarsi quanto più possibile alla pari con i competitor stranieri", ha avvertito il direttore dell'Energy&Strategy Group, Vittorio Chiesa, presentando ieri il report a Milano (le slide sono disponibili in allegato sul sito di QE).

L'Electricity Market Report valuta la capacità di innovazione del nostro Paese rispetto a 18 grandi tendenze di cambiamento, analizzando per ciascuna di esse le caratteristiche principali e le implicazioni attese sui diversi attori della filiera. Ne risulta che la situazione italiana desta "qualche preoccupazione" nel confronto con gli altri Paesi analizzati (Germania, UK, Norvegia, Danimarca, Spagna, Francia e Portogallo), in cui si nota una tendenza comune verso una maggiore efficacia ed efficienza: passaggio verso il mercato libero, apertura dei servizi per il dispacciamento, abilitazione degli operatori virtuali e riforme tariffarie.

Ma se l'Italia è in ritardo, quali sono le aspettative di evoluzione del mercato? La risposta è arrivata da un sondaggio presso un panel di esperti e ricercatori del settore e un campione rappresentativo di oltre 180 operatori della generazione, distribuzione, trasmissione e vendita di energia elettrica.

Secondo gli intervistati, il completamento della liberalizzazione del mercato, della riforma tariffaria e l'abilitazione di Sdc ed energy community metteranno gli utenti in grado di valutare offerte più variegate, con una maggiore rilevanza della componente di servizio. Inoltre, l'aumento del livello di "intelligenza" della rete e il varo del capacity market permetteranno una migliore stabilizzazione nella fase di gestione della rete. Ancora: le possibilità di un incremento del sistema competitivo per la generazione (aste neutre e Pppa) e la fornitura dei servizi di rete (con l'apertura completa dell'Msd) manterranno vivace il settore elettrico, mentre il comparto Fer vedrà terminare non soltanto la disponibilità di incentivi ma anche la priorità di dispacciamento, lasciando quindi attivi solo gli operatori che ne avranno fatto "un vero business".

Sempre in base al sondaggio, il 39% degli operatori prevede un aumento del Pun e il 44% pensa che il prezzo della componente energia rimarrà stabile. Sul fronte dei consumi, il 46% si attende una crescita del 2-4%, contro il 27% secondo cui rimarranno invariati. Più che a un cambiamento del mix energetico, la maggiore domanda dovrebbe portare a un incremento dei prezzi. Ci si attende poi l'arrivo di nuovi operatori con la fine della tutela, ma la loro quota di mercato non supererà il 5%.

Venendo alle Fer, il precorso di crescita è percepito come "definitivo e non reversibile" e i traguardi Ue appaiono "credibili e non derogabili": il 78% degli operatori considera raggiungibile il target del 50% sulla produzione elettrica al 2021. Anche la crescita dei "prosumer" è data per certa dal 63% degli operatori, con un raddoppio della quota attuale sulla produzione complessiva che raggiungerebbe il 4%, facendo salire la potenza di generazione in mano ai produttori-consumatori a circa 2,5 GW. Alte, infine, le aspettative riguardo allo storage, con oltre il 70% dei rispondenti a favore di una crescita (anche se moderata) nel breve-termine.

"Quello delineato dalla survey è tuttavia uno scenario estremamente lento: oltre il 76% degli intervistati crede che questi cambiamenti avverranno non prima del 2021-2025", ha sottolineato Chiesa, convinto che questo avrà ricadute positive, permettendo agli operatori storici di adeguare competenze e offerte di servizi e a quelli delle Fer di portare a termine il processo di professionalizzazione e concentrazione in corso, ma anche negative, riducendo "la spinta competitiva apportata da nuovi operatori che avrebbero invece potuto approfittare della rapidità dei cambiamenti per aggredire, in puro spirito imprenditoriale, il mercato".