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Qualche utile novità sulla salvaguardia sociale

Approfondimento a cura dell'associazione Uniatem

CH4, la rivista italiana del gas - Il Decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, recante norme comuni per il mercato interno del gas, e in particolare l’articolo 28, comma 6, stabilisce che, al fine di individuare gli strumenti utili a governare gli effetti sociali della trasformazione del gas e la progressiva armonizzazione dei trattamenti economici e normativi, il ministro dello Sviluppo economico e il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali garantiscono, nella fase di avvio del processo di liberalizzazione, il coinvolgimento dei soggetti sociali anche a mezzo di opportune forme di concertazione e che, in particolare, i suddetti ministeri definiscono le condizioni minime al cui rispetto sono tenuti i nuovi gestori di reti di distribuzione per un’adeguata trattazione degli effetti occupazionali connessi alle trasformazioni del settore gas.

Il DM 12 dicembre 2011, n. 226 (“decreto criteri di gara”) e il DM 21 aprile 2011 (decreto per la “salvaguardia sociale”) individuano le disposizioni per governare gli effetti sociali connessi ai nuovi affidamenti delle concessioni di distribuzione del gas. L’art. 2 del Decreto interministeriale Mise-ministero del Lavoro del 21 aprile 2011, in attuazione dell’art. 28 comma 6 del D.lgs. n.164/2000, dispone che il personale addetto alla gestione degli impianti di distribuzione del gas naturale oggetto di gara e una quota parte del personale che svolge funzioni centrali di supporto all’attività di distribuzione e misura degli impianti stessi è soggetto, ferma restando la risoluzione del rapporto di lavoro e salvo espressa rinuncia degli interessati, al passaggio diretto e immediato al gestore subentrante, con la salvaguardia delle condizioni economiche individuali in godimento, con riguardo ai trattamenti fissi e continuativi e agli istituti legati all’anzianità di servizio.

Tale norma, nel precisare “fermo restando l’interruzione del rapporto di lavoro”, nonostante garantisca il passaggio diretto e immediato del personale al gestore subentrante, contempla tuttavia la sottoscrizione di nuovo contratto di lavoro.

La soluzione di continuità nel rapporto di lavoro, quindi, causerebbe un effetto negativo sul piano previdenziale, in quanto il personale tuttora proveniente dalla gestione pensionistica ex Inpdap (ad esempio i lavoratori delle ex aziende municipalizzate) non manterrebbe più in essere tale iscrizione previdenziale, dovendo procedere ai fini del trattamento unico di pensione alla ricongiunzione onerosa dei diversi periodi previdenziali ai sensi dell’art.2 del DL 78/2010, norma che modificò la precedente disciplina che garantiva il principio generale della ricongiunzione gratuita dei differenti fondi pensionistici dei lavoratori.
Anche la condizione retributiva sembrerebbe destinata a peggiorare in quanto verrebbe mantenuto integro solo il salario da contratto nazionale, ma non la parte accessoria legata alla contrattazione aziendale o integrativa al momento in essere.

In seguito alle prime decise pressioni da parte delle organizzazioni sindacali e di alcuni EE.LL., la sottosegretaria per il Lavoro, on. Franca Biondelli, interpellata sul tema, dichiarò in commissione parlamentare che il Governo stava valutando la possibilità di estendere a tutti i lavoratori il principio contenuto nella Legge 228/2012 (cumulo gratuito di diverse gestioni previdenziali ai fini dell’ottenimento della pensione).

Con la Legge di Bilancio 2017 l’Esecutivo ha effettivamente provveduto a innovare l’istituto del cumulo dei contributi maturati presso gestioni previdenziali diverse, risolvendo quindi una delle questioni spinose che erano emerse nel corso delle verifiche di applicazione della normativa sulle gare gas rispetto alle tutele previdenziali dei lavoratori.

Oggi, quindi, viene estesa la possibilità di utilizzare il cumulo ai fini della maturazione dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia anche nel caso in cui il lavoratore abbia già maturato il diritto alla pensione nelle gestioni a cui è, o è stato, iscritto e diviene utilizzabile anche per la maturazione del diritto alla pensione anticipata. Una delle misure di maggiore importanza del “pacchetto previdenza” è infatti costituita dall’ampliamento dal 1° gennaio 2017, rispetto alla normativa vigente, della possibilità di “cumulo gratuito” prevista a favore di lavoratori che hanno maturato periodi non coincidenti di anzianità contributiva in diverse gestioni del sistema previdenziale pubblico obbligatorio (ad esempio Inpdap e Inps).

Un ulteriore tema che è stato molto dibattuto anche nel nostro settore ha riguardato l’entrata in vigore del D.lgs. n. 23/2015 (“Jobs Act”). Questo produrrebbe effetti sui lavoratori assunti dal nuovo gestore in esito alla procedura delle gare gas, anche in relazione alle conseguenze sanzionatorie del licenziamento illegittimo.

Pertanto, la tematica della salvaguardia della stabilità occupazionale del personale impiegato nel settore gas, prendendo a riferimento le migliori condizioni previste dal Contratto collettivo nazionale di lavoro di settore sottoscritto, presenta rilievi molto delicati che gli EE.LL. e, quindi, le Stazioni appaltanti devono considerare al momento dell’indizione delle gare: è quanto mai opportuno che la normativa che disciplina gli affidamenti di concessione del servizio di distribuzione del gas naturale possa essere correttamente adeguata affinché sia fugata la possibilità che si determinino casi di dumping sociale e contrattuale e di disparità di trattamento tra lavoratori, e possa così diventare pienamente conforme ai principi di tutela e garanzia.

La novità in questo caso sembrerebbe rappresentata dall’intesa delle parti (Mise, associazioni e OO.SS.) riguardante l’applicazione della nuova disciplina sui licenziamenti di cui al D.lgs. n. 23 del 2015 (le cosiddette tutele crescenti) ai soli dipendenti del gestore cessante assunti dopo la data di entrata in vigore del predetto Decreto legislativo e quindi dal 25 giugno 2015. Gli assunti in epoca antecedente tale data continueranno a mantenere anche dopo il passaggio alle dipendenze del nuovo gestore le vecchie regole sui licenziamenti (pertanto una disciplina più favorevole).

L’intero settore della distribuzione gas naturale (istituzioni, società di gestione, sindacati), in attuazione delle procedure di gara previste per l’affidamento del servizio, dovrebbe opportunamente convenire sulla necessità di garantire congiuntamente e uniformemente una forte iniziativa per la tutela occupazionale dei lavoratori che operano nel settore del gas al fine di garantire la conservazione dei diritti normativi (collettivi e individuali), previdenziali (maturati e in corso di maturazione), di stabilità occupazionale, di rispetto delle migliori condizioni previste dal Contratto collettivo nazionale di settore; tutto ciò è finalizzato a migliorare l’efficienza e la qualità del servizio a vantaggio degli utenti e, contemporaneamente, dei lavoratori, anche attraverso la salvaguardia occupazionale sul territorio.

 

A cura di Stefano Bellavista, Atem Forlì-Cesena, presidente Unicareti