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Scioglimento Artico è per metà colpa natura, non solo uomo

Studio, variabilità naturale è causa per 30-50% di calo banchisa

Redazione ANSA ROMA
(ANSA) - ROMA, 13 MAR - Sulla variabilità naturale potrebbe ricadere la metà della responsabilità per il rapido declino del ghiaccio marino artico. A dirlo è uno studio capitanato dall'università della California a Santa Barbara, che ha voluto quantificare le 'colpe' dell'uomo e della natura sullo scioglimento dell'Artico.

La variabilità naturale è responsabile per il 30-50% della perdita di banchisa artica, nel mese di settembre, dal 1979, si legge nello studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change. Stando alla ricerca, i cambiamenti nella circolazione atmosferica, che sono legati principalmente alla variabilità interna naturale, influenzano l'estensione del ghiaccio marino estivo.

Nel dettaglio gli esperti hanno preso in esame i tre fattori che riguardano la circolazione atmosferica e quindi il ghiaccio marino - temperatura, umidità e radiazione entrante a onda lunga - per capire come la circolazione tra giugno ed agosto incida sull'estensione del ghiaccio a settembre.

Stando ai risultati, i cambiamenti nella circolazione possono contribuire per il 60% al declino dell'area della banchisa. Come passo successivo, gli autori si sono concentrati sulle cause - naturali o antropiche - dei cambiamenti nella circolazione atmosferica, attribuendone il 70% alla variabilità interna naturale.

"I cambiamenti recenti nella banchisa artica sono dovuti a due fattori principali: una perdita complessiva a lungo termine di ghiaccio marino in risposta a forzanti esterne come l'aumento dei gas serra, e cambiamenti casuali di breve termine attribuibili alla variabilità climatica interna", osservano i ricercatori, sottolineando che "i risultati dello studio non mettono in discussione il fatto che il riscaldamento indotto dall'uomo abbia portato a un declino del ghiaccio marino: un'ampia gamma di evidenze dimostra che lo ha fatto".Il punto, evidenziano, è che la banchisa è meno sensibile all'uomo rispetto a una posizione che attribuisce a cause antropogeniche tutta la perdita di ghiaccio finora osservata.(ANSA).

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