Clima: Fabius, "Accordo ambizioso, equilibrato, vincolante"

"100 miliardi di dollari all'anno da qui al 2020" che devono essere mobilitati per il finanziamento climatico

Redazione ANSA

"Siamo oggi vicini alla fine del percorso, siamo arrivati ad un progetto di accordo ambizioso ed equilibrato, che riflette le posizioni delle parti". Lo ha dichiarato il presidente della Cop 21, Laurent Fabius, precisando che l'accordo sarà "giuridicamente vincolante".

"Non tutte le richieste sono state soddisfatte" ma "saremo giudicati per un testo non per una parola, non per il lavoro di un giorno ma per un accordo che vale per un secolo". Così il presidente francese Francois Hollande prima della consegna ai delegati dell'ultimo testo dell'accordo che andrà votato.

Il progetto di decisione che accompagna l'accordo "prevede che i 100 miliardi di dollari all'anno da qui al 2020" che devono essere mobilitati per il finanziamento climatico "sia una base di partenza, e che un nuovo obiettivo con un numero dovrà essere stabilito nel 2025". Lo ha dichiarato il presidente della Cop 21, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius.

In chiusura del suo intervento Fabius ha citato Nelson Mandela: "Nessuno di noi agendo da solo può raggiungere il successo, il successo è portato da tutte le nostre mani riunite". Il discorso è stato seguito da uno scrosciante applauso.

"E' un accordo storico, il mondo trattiene il fiato e conta su tutti noi", ha detto Fabius in conclusione. "Siamo davanti a un testo storico", "il traguardo è in vista, ora finiamo l'opera", ha affermato il segretario generale Ban Ki-moon, aggiungendo che "è arrivato il momento di capire che gli interessi nazionali sono preservati al meglio agendo nell'interesse comune internazionale". "Le soluzioni al cambiamento sono sul tavolo, sta a noi prenderle", ha aggiunto.

 

I Paesi additati come 'ostacoli' restano Cina, India, Arabia Saudita. Ma anche ai Paesi avanzati dell'Ue e del 'gruppo-ombrello' (che include tra gli altri Usa, Canada, Giappone e Australia) alcuni osservatori delle Ong imputano un atteggiamento troppo rigido, e un "gioco pesante" sul fronte dei finanziamenti. Mentre sulla scena emergono una serie di attori inediti e determinati - come Nigeria, Grenada o l'arcipelago polinesiano di Palau - scesi in campo per difendere "passaggi chiave" dell'accordo sulla tutela delle aree vulnerabili.

Nel frattempo, la comunità scientifica comincia a sollevare qualche dubbio su alcune parti dell'accordo già condivise. In particolare, secondo il direttore dello Stockholm resilience center Johan Rockstrom, preoccupa l'incoerenza fra soglia fissata per il riscaldamento, "ben sotto i 2 gradi", e traiettoria reale verso cui portano gli attuali impegni nazionali, più vicina ai 3. "I 2 gradi devono essere un limite biofisico non negoziabile, e tutti gli altri obiettivi devono derivare coerentemente da quello - spiega - Non dev'essere un'aspirazione politica che non si traduce in niente di concreto per mancanza di impegni conseguenti". Per questo, diventa cruciale che ci sia "un processo solido di revisione" dei contributi nazionali e di monitoraggio dell'implementazione. Critiche sono arrivate anche al percorso verso l'azzeramento delle emissioni, per cui il testo fissa un orizzonte "nella seconda metà del secolo", ma non stabilisce passaggi né scadenze precise. "Per restare sotto 1,5 gradi nel 2100 ci vorrebbe un picco delle emissioni al 2020, dice Steffen Kallbekken, direttore del Centro per le ricerche climatiche e ambientali di Oslo (Cicero), sottolineando che "con un riscaldamento di 2 o 3 gradi potrebbero innescarsi meccanismi imprevedibili, quindi è altamente irresponsabile prendere questo rischio".

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