Animalisti contro le pellicce, al via campagna #Pradafurfree

Si svolgerà durante le settimane della moda nel mondo

Redazione ANSA ROMA
(ANSA) - ROMA, 6 SET - La Fur Free Alliance, l'alleanza contro le pellicce di cui la Lav fa parte, ha avviato una campagna globale con l'hashtag #Pradafurfree con cui invita il marchio di moda "all'adozione di una politica senza pellicce, come già fatto da suoi concorrenti quali Gucci, Versace, Armani, Michael Kors, Donna Karan, Hugo Boss". Nel renderlo noto con un comunicato la Lav precisa che la campagna si svolgerà durante le settimane della Moda a New York, Londra, Milano e Parigi.

Nel ricordare cosa subiscono gli animali selvatici destinati alla produzione di pellicce sia negli allevamenti sia quando catturati in natura, l'associazione animalista rileva che a rimetterci è anche l'ambiente a causa della dispersione di reflui e sostanze chimiche tossiche dalle concerie "estremamente dannose per il suolo e i corsi d'acqua". La Lav punta il dito anche contro le trappole che "non essendo selettive, sono responsabili dell'uccisione ulteriore di animali 'non-target', tra cui molte specie protette".

Visto che "la maggior parte dei consumatori non vuole più avere nulla a che fare con il commercio di pellicce (86,3% degli italiani, fonte Eurispes 2016) - osserva la Lav - molti importanti marchi di moda ne hanno bandito l'uso" mentre diversi Paesi, come la Norvegia, i Paesi Bassi e il Belgio, stanno vietando l'allevamento destinato alla produzione di pellicce.

Infine, città come San Francisco e San Paolo ne hanno proibito la vendita, cosa attualmente in discussione anche a Los Angeles e nel Regno Unito (dove già l'allevamento è vietato dal 2000).

Il presidente della Fur Free Alliance, Joh Vinding, ha dichiarato che "Prada dovrebbe unirsi ad altri leader della moda invece di sostenere una filiera estremamente crudele come quella della pellicceria" mentre Simone Pavesi, responsabile Lav Area Moda Animal Free rileva che "le nuove generazioni di consumatori sono più sensibili alle problematiche di sfruttamento animale e ambientale conseguenti alle scelte dei propri acquisti".(ANSA).

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