Native e aliene, la mappa delle meduse nei nostri mari

In Sicilia e Sardegna le più pericolose, come riconoscerle

di Stefania De Francesco ROMA

Riconoscerle per evitarle. Sono soprattutto le meduse tropicali e sub tropicali che hanno invaso i nostri mari quelle da cui tenersi lontani perché velenosissime, tanto da poter causare la morte. Le "nostrane" sono in prevalenza urticanti o innocue. Ecco una mappa - fornita dalla biologa marina Angela Santucci dell'Ismar-Cnr - della presenza delle varie meduse nei nostri mari e qualche dettaglio per riconoscerle, partendo dalle due potenzialmente letali.

Physalia physalis: la Caravella portoghese è velenosissima. Arrivata dal Canale di Suez, non è una vera e propria medusa ma una colonia di polipi e meduse, attaccati a una vescica bluastra che convivono galleggiando sul pelo dell'acqua, con tentacoli lunghi anche 20 metri che contengono tossine che possono causare fortissimi dolori e anche l'arresto cardiaco. E' stata avvistata al largo di Sicilia, Sardegna e di Villa San Giovanni (RC).
Rhopilema nomadica: pericolosissima, può raggiungere anche mezzo metro di diametro. Molto simile al nostro innocuo Polmone di mare, ma con braccia filamentose e priva del caratteristico bordino blu-viola sull'ombrella, è stato avvistato nel Canale di Sicilia, Stretto di Messina e Sardegna.
Pelagia noctiluca: la medusa luminosa, tra le più note native nel Mediterraneo, abbondante in Tirreno e Adriatico settentrionale, ha diametro tra 10 e 15 centimetri, colore tra il marrone e il violetto, ha tentacoli lunghi anche qualche metro, è molto urticante ma non fatale per l'uomo.
Rhizostoma pulmo: il polmone di mare nativo del Mediterraneo, quasi innocuo, si vede spesso in Adriatico e Ionio. Ha un'ombrella semisferica tendente al trasparente, bordi irregolari blu-viola, otto tentacoli sfrangiati e trasparenti. Può raggiungere fino a 50-60 cm di diametro e 10 kg di peso.
Cotylorhiza tubercolata: la Cassiopea mediterranea, non pericolosa, presente nel sud Italia si sta diffondendo nel Tirreno. Fino i 35 cm di diametro, sembra un disco volante di colore bianco, con una gobba rotonda e giallastra al centro, bordo frastagliato di colore giallo o verdastro, e tentacoli corti che terminano con dischetti di colore blu-viola.
Aurelia aurita: la medusa quadrifoglio è urticante, si incontra lungo le coste adriatiche ma ha invaso anche alcune lagune salmastre, come quella di Varano, lungo la costa nord del Promontorio del Gargano. Con ombrella circolare e trasparente, può raggiungere i 20 cm di diametro e il suo margine presenta una frangia con numerosi tentacoli sottili e corti semitrasparenti.
Velella velella: la barchetta di San Pietro si può incontrare nel Tirreno e in primavera si osservano spiaggiamenti anche massicci che dipingono la battigia di celeste, per via di pigmenti che la proteggono dai raggi solari. Si trova entro i primi 10 cm di acqua, vive in colonia, il diametro è di 7-8 cm.
Phyllorhiza punctata: dall'anno scorso la proliferazione di questa medusa indo-pacifica innocua per l'uomo, sono stati segnalati anche dal Golfo di Olbia. Ha corpo semisferico, diametro di circa 30-60 cm, di colore marrone-bluastro con punti bianchi e otto braccia orali ramificate e trasparenti che terminano con un gruppo di cellule urticanti.

"Non vanno infine trascurate quelle 'gelatine' innocue, solitamente scambiate per meduse che in estate possono dar luogo a massicce fioriture costiere, come lo ctenoforo Mnemiopsis leydi (Noce di mare), specie aliena proveniente dall’Oceano Atlantico - spiega Santucci - col corpo trasparente a forma ovale, di piccole dimensioni (fino a 12 cm) e sei lobi, di cui due orali più grandi che sono un’estensione del corpo e quattro più piccoli situati sotto di essi. Una particolarità è la presenza di due fila di pettini ciliati per ogni lobo grande che quando stimolati da luce o contatto i cigli brillano di una luce blu-verde. Questa specie - prosegue la ricercatrice - presenta un’elevata tolleranza a variazioni di salinità e temperatura, adattandosi così facilmente in ogni tipo di ambiente, pertanto risulta essere una specie da sorvegliare. Questo ctenoforo ha causato gravi danni agli stock ittici nel Mar Nero e in Italia, dopo le prime segnalazioni dalle coste orientali ligure e dal nord Adriatico, ha invaso anche le coste dell’Emilia-Romagna, della Toscana, la Laguna di Orbetello sul Tirreno e lo scorso anno anche le lagune adriatiche di Lesina e Varano".

Un’altra "gelatina" innocua ma "i cui bloom possono causare danni agli ecosistemi, è rappresentata dalle salpe, come Salpa maxima, che nella fase sessuata si presenta aggregata in lunghe catene che possono raggiungere diversi metri di lunghezza, mentre gli organismi asessuati vivono singolarmente. Il colore del loro corpo è completamente trasparente in cui spicca un primitivo apparato tubolare digerente. Generalmente, - aggiunge Santucci - questi organismi si trovano al largo; solo quantità relativamente basse vengono spinte dalle correnti nelle acque costiere (la maggior parte di loro, terminato il ciclo vitale, precipita sul fondo del mare). Fioriture di questa specie sono state segnalate nel 2013 lungo le coste adriatiche pugliesi e nel Canale di Otranto, mentre presenze sporadiche sono state viste in Sicilia e Campania. Negli ultimi due mesi è stata avvistata a Lipari (Messina) e in Costiera amalfitana (Salerno)".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA