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WWF, 4 zone a rischio per il bracconaggio in Italia

Rapporto, nel mondo 7000 specie minacciate

Redazione ANSA ROMA

ROMA - Sono 4 le zone più a rischio in Italia per il bracconaggio, secondo il rapporto del WWF "Bracconaggio Connection". Le valli bresciane e bergamasche, un buco nero per i piccoli uccelli e rapaci. Il Delta del Po, un inferno per uccelli acquatici e specie di acqua dolce, dove si usano perfino le bombe per pescare. Il 'triangolo della morte' per il lupo tra Toscana, Marche e Romagna. Infine i monti della Sicilia, una culla, ma al tempo stesso una trappola per rapaci rarissimi, come l'aquila di Bonelli, il falco lanario e il capovaccaio.

Sono almeno 7000 le specie minacciate dal bracconaggio e dal commercio illegale nel mondo, si legge nel rapporto. I criminali di natura perseguitano elefanti, trichechi e persino ippopotami (cacciati per i loro denti) e li 'trasformano' in avorio da commerciare (ogni giorno 55 elefanti uccisi, 20.000 ogni anno), massacrano rinoceronti per vendere sul mercato nero il loro corno a 'peso d'oro' (66.000 dollari al chilo, più di oro e platino), riducono in minutaglie per commerciarle sotto forma di carne, scaglie e pelle i pangolini (in 10 anni uccisi 1 milione di esemplari tra Africa e Asia, in Cina è quasi estinto).

Bracconieri incalliti con fucili e trappole che decimano le tigri (oggi appena 3890 in tutta l'Asia), per rivenderle a chi utilizza tutte le parti del corpo, dalla carne agli artigli: un chilo di ossa di tigre può essere pagato nel mercato 'nero' asiatico fino a 3.000 dollari.

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