I droni al servizio della lotta al bracconaggio

Grazie a studio in Africa su aree più a rischio per elefanti

Redazione ANSA ROMA
(ANSA) - ROMA, 20 MAG - L'auspicio che i droni possano essere efficacemente impiegati nella lotta al bracconaggio, per preservare specie come elefanti o rinoceronti, potrebbe tradursi presto in azioni concrete. La Penn State University ha concluso uno studio in Kenya, Africa, che ha portato all'individuazione di aree a più alto rischio per i pachidermi, su cui concentrare eventuali monitoraggi, analizzando elementi ricorrenti nella distribuzione geografica dei bracconieri.

I ricercatori hanno focalizzato l'attenzione su Tsavo, regione sud-occidentale del Kenya che ospita la più grande popolazione di elefanti del Paese africano, e hanno cercato di capire quali fossero i punti in comune alle aree predilette dai cacciatori illegali. Nel loro studio, illustrato su Tropical Conservation Science, hanno analizzato circa 156 zone note per la presenza di bracconieri in un'area di oltre 21 mila chilometri quadrati: il 69% si trovava entro due chilometri circa da una strada e il 62% a circa 4 chilometri da un lago, un fiume o altre sorgenti d'acqua.

"Sappiamo che gli elefanti hanno bisogno di acqua, e questo spiega perché i bracconieri si appostino nelle aree vicine a fonti d'acqua", spiega uno degli autori dello studio. Allo stesso tempo, aggiunge, "i bracconieri hanno bisogno di strade per accedere e andar via rapidamente dagli habitat". "Si tratta di considerazioni intuitive", spiega, "ma volevamo averne conferma statistica".

Queste informazioni per gli scienziati hanno un'importanza "critica", anche perché gli elefanti ogni giorno percorrono almeno dai 30 ai 60 chilometri circa. Gli scienziati hanno così elaborato dei piani di volo ad hoc per i droni, a partire dai luoghi in cui con più probabilità possono verificarsi appostamenti dei cacciatori. Un approccio, sottolineano, che "può essere utilizzato praticamente ovunque".

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