Da Napoli al Ghana, vita senza barriere

Antonella,volontariato e turismo 'wild' in villaggio sull'oceano

 (ANSA) - NAPOLI, 23 GIU - Da Napoli al Ghana, per vivere l'esperienza "del mondo reale e della vita reale" in un villaggio di pescatori, rimboccandosi le maniche per creare una clinica in una terra dimenticata, dove era quasi normale poter morire di parto. Una terra dalle immense bellezze naturali, dove poter avviare un'esperienza turistica 'wild', selvaggia, con i visitatori alloggiati in capanne locali a pochi passi dall'oceano e da una laguna di profondo pregio naturalistico.
    Un'esperienza senza compromessi, estrema, come senza mediazioni è stata la scelta di vita di Antonella Sinopoli, giornalista napoletana che ha deciso di voltare pagina - con il lavoro e con se stessa - trasferendosi in un remoto, povero ma, a suo modo, splendido villaggio dell'Africa subsahariana.
    Giornalista professionista con un contratto a tempo indeterminato per una testata nazionale, Antonella alcuni anni fa sceglie di cambiare. Radicalmente. "Il giornalismo è un privilegio ma occorre saperlo usare, senza lasciarsi usare come cassa di risonanza dalla politica o dai gruppi di potere. Io volevo impiegare questo privilegio per maturare, e per capire davvero il mondo in cui viviamo". Si iscrive ad un master in diritti umani a Bologna, quindi fa uno stage in Africa con una Ong. "E mi si è aperto un mondo. Quando vivi certe situazioni sulla tua pelle e con i tuoi occhi non puoi non farti coinvolgere. Ciò che colpisce nei campi rifugiati o tra i malati di Aids è la forza morale e fisica delle persone. Capisci oltre ogni retorica cosa sia la determinazione dell'essere umano, la vita capace di vincere qualsiasi ostacolo".
    "Sono stata in Uganda, Kenya, Rwanda. Poi una onlus cercava qualcuno per il Ghana, che documentasse la propria attività.
    Sono partita per realizzare un documentario su un'esperienza di microcredito per le donne, e per tre mesi ho vissuto in un villaggio, senza nessuna di quelle barriere di protezione che di solito circondano il lavoro delle Ong. Ero sola, l'unica bianca.
    Ma mi sentivo a mio agio nonostante mille difficoltà materiali, dall'acqua all'elettricità. Sono rientrata in Italia, ma il desiderio di tornare in Africa è stato più forte".
    Nel frattempo in Ghana Antonella conosce Yaw, che diventa poi suo marito. Insieme danno vita, sulla spiaggia di Keta, di fronte all'Atlantico, al Wild Camp Ghana, struttura per un turismo diverso, senza mediazioni e senza barriere. "E' un'esperienza di vita, per me e per chi viene da noi. Una realtà senza schermi, un villaggio di pescatori dove non si va per osservare la gente del luogo come in certe forme di turismo che somigliano alla visita in uno zoo. Qui si capisce cosa voglia dire vivere con un dollaro e mezzo al giorno, sopravvivere senza aspettative di crescita né per sé né per i propri figli; ma con un senso di umanità e di dignità che permette di affrontare problemi rispetto ai quali nel mondo occidentale si alzerebbe bandiera bianca".
    Questa parte del Ghana, la regione del Volta, "è una di quelle che ricevono meno attenzione dalle autorità locali e internazionali. E' un luogo che vive con se stesso e per se stesso". Keta si affaccia sulla maestosità dell'Oceano Atlantico, alle spalle una laguna che è area protetta. Non lontano da qui, le meravigliose cascate Wli. Al Wild Camp, ospiti di Antonella e Yaw, "si dorme nelle capanne costruite con materiale locale, da mio marito e da me". Si mangiano le grigliate di pesce freschissimo cucinate sulla spiaggia, e tanti piatti semplici e gustosi preparati da Antonella mescolando tradizioni e ingredienti locali ed europei. Ad esempio, da buona napoletana, spesso impasta e cuoce la pizza.
    Il Wild Camp è composto da varie piccole costruzioni (le capanne per i turisti, i bagni, la cucina) circondate da una recinzione che garantisce la privacy: "Ma appena metti piede fuori dal compound ti immergi nel villaggio. Anzi, spesso sono i bimbi del villaggio che vengono da noi, facciamo da mangiare, giochi, un po' di scuola".
    Antonella nel frattempo continua a lavorare come volontaria.
    "Ho fondato la sede italiana dell'associazione Ashanti Development. Come Ashanti Italia siamo orgogliosi di aver realizzare un ospedale nella regione Ashanti, in un anno e mezzo. Quando le cose si vogliono fare, e non ci sono troppi passaggi di soldi da un soggetto all'altro...". Come è stato possibile questo risultato? "Noi raccogliamo fondi, il materiale è stato comprato in loco. Abbiamo pagato il progettista, gli operai qualificati, e poi abbiamo chiesto alle persone del villaggio di fare i turni per darci una mano. Uomini, donne e persino i bambini si sono dati da fare, ognuno secondo le sue possibilità: sapevano di lavorare per loro stessi, per costruire un luogo che salvasse la vita della gente e in particolare delle donne partorienti e dei neonati, poiché la zona era lontanissima dal primo centro medico disponibile. Abbiamo consegnato la clinica al governo, che ha inviato uno staff medico e ora la gestisce. Il giorno del mio ultimo compleanno mi trovavo in Italia: il più bel regalo è stato sapere che era nato il primo bimbo nella clinica".
    Antonella è impegnata in tanti altri progetti, soprattutto con i bambini e sul versante dell'istruzione. Chi voglia andarla a trovare per una vacanza diversa, autentica, senza barriere può saperne di più su www.wildcampghana.com o su booking.com. Chi voglia anche capire sensazioni, emozioni ed esperienze di vita può scorrere il suo blog, 'diario di un'italiana in Ghana', www.ghanaway.net, uno zibaldone di pensieri, fatti ed emozioni nati da scelte senza frontiere e senza barriere. Come la sua vita. (ANSA).
   

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