Al Maschio Angioino in mostra le 'Irrealtà visibili'

Opere di 29 artisti contemporanei provenienti da 11 Paesi

(ANSA) - NAPOLI, 22 MAG - Rendere visibile la sostanza del sentire interiore attraverso l'arte, grazie alla presenza di artisti che hanno accettato la sfida di dare forma concreta alla propria interiorità, ognuno attraverso la propria peculiare ricerca artistica. Un percorso introspettivo che dà vita ad una visione-racconto intimo, una voce che emerge dal profondo e rivendica un suo spazio visibile nel reale, ove nella soggettività dell'artista è concesso allo spettatore di ritrovarsi e ritrovarvi il proprio sentire, in contrapposizione con l'oggettività "comune". E' l'obiettivo della mostra "Irrealtà Visibili", organizzata dall'Associazione Nartwork, il cui vernissage è in programma venerdì 24 maggio 2019 dalle ore 17 al Maschio Angioino nella sede della Fondazione Valenzi, l'istituzione internazionale dedicata a Maurizio Valenzi, parlamentare italiano ed europeo, sindaco a Napoli dal 1975 al 1983. La mostra accoglie opere di 29 artisti contemporanei provenienti da 11 paesi ed ha ricevuto il patrocinio morale della Regione Campania, del Comune di Napoli, dell'Università "Suor Orsola Benincasa", della Fondazione Valenzi ed il Matronato dal Museo Madre e rientra nel calendario di eventi del Maggio dei Monumenti. La collettiva, a cura di Rossella Bellan, Giulia Mazzilli e Antonietta Panico, è visitabile dal 24 maggio al 4 giugno 2019, nei seguenti orari: 10.00 - 13.00, 15.30 - 18.30. Chiuso la domenica. Ingresso gratuito. Sono presenti nell'esposizione opere di Constantin Apostol "Lotsopa"(Romania), Santi Bonnici "Bonny", Daniela Bussolino, Rosario Cacciapuoti, Cinzia Cannavale, Nicola De Luca, Daniela Delle Fratte "DiDiF", Anna Di Maria, donPaco (Spagna), Eivor Ewalds (Finlandia), Liubov Fridman (Russia), Monika Hartl (Austria), Elke Hubmann - Kniely (Austria), Erich Kovar (Austria), Lorenzo Ludi, Traute Macom (Austria), Peter Mammes (Sud Africa), Elena Mariani, Benita Martin (Germania), Errico Mellone, Marta Melniczuk (Germania), Isabella Meloni, Benita Merkle (Germania), Susanna Nagy (Francia), Attila Olasz (Ungheria), Maria Rita Onofri, Britta Ortiz (Danimarca), Massimo Piro "Max Piro", Gilda Pantuliano "Fluida". Gilda Pantuliano, salernitana, dopo il debutto a settembre 2018 ha ottenuto in pochi mesi una prestigiosa serie di riconoscimenti. "Ho scelto 'Fluida' - racconta - come nome d'arte. Questo perché mi sento parte del mio tempo, senza certezze, mutevole, costantemente alla ricerca di qualcosa d'altro, transitoria, fragile, inquieta, individualista. Appartengo a quella società che sfugge, in continuo cambiamento, nella quale tradizioni, legami stabili, regole, sono andate incontro ad una progressiva diluizione. una società liquida, come la definiva Zygmunt Bauman. Sia il mio linguaggio che la mia tecnica espressiva sono il frutto di questo modo di essere, e nei miei lavori il riferimento agli elementi primari è sempre presente, specie all'acqua, alla sua potenza generatrice universale. Al di là della motivazione e del messaggio ecologista, però, il mare di cui io parlo è anche e soprattutto il mio mare interiore, 'il mare del non dicibile' di Calvino. Qui dimorano le mie emozioni, che cerco di far emergere e trasmettere agli altri". Gilda esordisce a settembre scorso nella digital exhibition "Mare Nostrum - Suggestioni dall'inconscio", ad Amalfi, organizzata dall'associazione culturale ArtetrA di Veronica Nicoli in collaborazione con la Prince Group di Armando Principe. La giuria internazionale di Arte Salerno 2018, Concorso Internazionale di Arte Contemporanea, assegna a "Pareidolìa#1" il premio della critica per la sezione Arte fotografica ("Per la grande padronanza della tecnica artistica nel restituire istantanee della realtà rielaborate dal proprio mondo interno"), scrivendo: "Le sue sono creazioni colte, complesse. A tratti metafisiche. Ma le sue allegorie non si rinchiudono in un circolo vizioso di edonismo ed autoreferenzialismo. Vogliono, bensì, raccontarci del proprio mondo interiore e del nostro. Quello che distrattamente abitiamo". Al Maschio Angioino l'artista - che in questi giorni espone una sua opera a Parigi, al Carrousel du Louvre - propone la sua ultima creazione: "Le orme sull'acqua-Eclissi, la Sacerdotessa", ispirata al poemetto in prosa di Charles Baudelaire "I benefici della luna" ed alle eroine del simbolismo europeo: dalle perfide Salomè di Beardsdley, alle vampire di Munch, alle principesse di Mucha, alle donne fatali di Klimt. "Grandi seduttrici, bellissime creature alle quali l'uomo non sa resistere perché esse sono in possesso di un contatto maggiore con i misteri della natura. La luna, con il suo moto, le sue fasi, l'influenza esercitata sulle maree, le eclissi, è una realtà estremamente significativa in ogni esperienza religiosa antica e primitiva. La mia donna/Sacerdotessa, come la Luna stessa, è quindi legata all'acqua, al suo scorrere tranquillo o tumultuoso, ai suoi riti, alla notte e al silenzio. Così come la luna ha due volti, anche la mia visione dell'universo femminile è ambigua. C'è il lato chiaro, luminoso, nel quale la donna, come la luna, arrotonda il suo ventre e contribuisce al ciclo della vita, e con i suoi ritmi regolari fa da eco all'astro celeste, che per antonomasia scandisce i battiti del tempo. Ma tutto sembra essere smentito, quando prevale il volto oscuro del femminino nel quale la donna è come un riflesso della temibile divinità, come intossicante madrina portatrice di malefici, prostituta o anche forma seducente del diavolo. Il concetto è tradotto graficamente dalla dualità dell'immagine: in alto il volto della donna/Luna è ancora visibile, mentre in basso l'eclissi lo cela completamente, trasfigurandolo nella Sacerdotessa/Luna. L'arte come luogo di celebrazione dell'eros e la donna come potente sacerdotessa del suo universo".

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