Regeni: genitori, in Egitto ancora violazione diritti umani

Messaggio ad "Imbavagliati". Madre Alpi, 23 anni senza giustizia

(ANSA) - NAPOLI, 23 SET - "Siamo ancora alla ricerca di verità e giustizia" mentre in Egitto "i diritti umani continuano a essere violati con azioni sistematiche". E' il messaggio che Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto, hanno fatto pervenire al Festival Internazionale di Giornalismo Civile "Imbavagliati", ideato e diretto da Désirée Klain, in corso nel Palazzo delle Arti di Napoli. La lettera giunge a dieci giorni di distanza dalla decisione del Tribunale di Sicurezza nazionale egiziano di tenere in carcere Ibrahim Metwally, rappresentante legale della famiglia Regeni al Cairo. "Abbiamo bisogno della vostra scorta mediatica - si legge nella lettera - dopo il ritorno dell'ambasciatore italiano al Cairo occorre tenere i riflettori puntati su quanto sta accadendo in Egitto perché la collaborazione della procura e delle istituzioni egiziane non sia solo proclamata ma divenga effettiva. Noi ad oggi ancora dobbiamo vedere il fascicolo aperto dalla procura egiziana sul rapimento, le torture e l'uccisione di Giulio - conclude il messaggio - e ancora stiamo aspettando che i nostri consulenti al Cairo vengano ricevuti dal procuratore Sadek. State con noi, con Giulio, con tutti i Giuli e le Giulie d'Egitto e con chi li difende". A farsi portavoce delle parole della famiglia Regeni è stato Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale Stampa italiana, nel corso del dibattito "Mai più soli: l'importanza della scorta mediatica per i giornalisti minacciati", con Nello Trocchia, Sandro Ruotolo e Paolo Borrometi, tre giornalisti sotto scorta che sono intervenuti all'iniziativa "Siani per Ilaria Alpi". Quello dei coniugi Regeni non è stato l'unico messaggio giunto agli organizzatori di "Imbavagliati": Luciana Alpi, in poche righe affidate al presidente della FNSI, ha lanciato un appello affinché si riaccendano i riflettori sulla morte della figlia Ilaria e dell'operatore Miran Hrovatin in Somalia. "Da ventitré anni continuiamo a reclamare verità e giustizia - si legge nell'appello - una battaglia sempre più difficile perché la procura di Roma ha deciso di proporre la definitiva archiviazione delle indagini. Giancarlo Siani come Ilaria credeva in un giornalismo civile capace di essere al servizio della comunità ed è stato ucciso proprio perché aveva scelto di onorare il suo mestiere di giornalista e di non rinunciare mai alla ricerca della verità. Gli stessi principi che hanno ispirato le scelte etiche e professionali di Ilaria che ha perso la vita per aver cercato di svelare il malaffare e la corruzione. Non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci e compiremo ogni sforzo per impedire questa archiviazione e per sollecitare un nuovo filone di indagini".(ANSA).
   

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