• Omiciodio Vincenzo Amendola a Napoli, selfie su luogo omicidio: psicologa: "Fatto non banale"

Omiciodio Vincenzo Amendola a Napoli, selfie su luogo omicidio: psicologa: "Fatto non banale"

Prete anticlan, sconcertato

Giovani che si fanno un selfie in un luogo dove è stato ritrovato un cadavere è un "fatto che non va banalizzato". E' quanto ritiene la presidente dell'Ordine dei psicologi della Campania, Antonella Bozzaotra.

Le foto di alcuni che si sono fatti un autoscatto in un fondo di San Giovanni a Teduccio, alla periferia di Napoli, dove è stato trovato il cadavere di un 18enne, ucciso con due colpi di pistola, stanno suscitando accese polemiche.
   

"Quei selfie possono da un lato rappresentare uno schermo che si vuole mettere con il fatto reale - osserva la dottoressa Bozzaotra - dall'altro lato quelle immagini rendono impossibile allontanare il fatto stesso, rendono difficile elaborarlo". Per la dottoressa Bozzaotra si tratta di un fatto che "non va banalizzato perché non sappiamo quali siano le emozioni provate da chi ha fatto quel selfie. Noi conosciamo le nostre emozioni".

Prete anticlan, sconcertato  - "Per noi educatori è una sconfitta. Tutto ciò è il risultato di modelli sbagliati che si offrono quotidianamente ai nostri ragazzi". Don Luigi Merola, prete anticamorra, educatore, non ha dubbi e prova grande amarezza nel commentare la notizia, riportata da alcuni quotidiani, di giovani che si sono fatti dei selfie nel luogo, a San Giovanni a Teduccio, alla periferia di Napoli, dove ieri è stato trovato il cadavere di un 18enne che era scomparso da casa da alcune settimane. Gli investigatori hanno accertato che il giovane è stato ucciso con due colpi d'arma da fuoco e poi seppellito, in un campo, a poca distanza dalla sua abitazione. Per don Luigi all'orrore per la morte di un 18nne "si aggiunge lo sconcerto. Da quei giovani più che un selfie mi sarei atteso una preghiera per la vittima, per fermare questa spirale di violenza, che non ci può lasciare indifferenti". Il sacerdote che è stato parroco nel rione Forcella, promotore della fondazione "A' voce de' creature", e da qualche tempo è tornato all'insegnamento nelle scuole. "Quello che ho potuto constatare, con grande amarezza - dice ancora don Luigi - è che questi ragazzi conoscono a memoria tutte le battute delle fiction di camorra". Per il sacerdote è necessario intervenire con urgenza "facendo rete, soprattutto con le scuole che davvero devono essere aperte sempre".

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