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  Punti di vista
  MEETING RIMINI: IL TRECENTO ADRIATICO, TRA ORIENTE E OCCIDENTE

L'UNITA' DI UN POPOLO TRA ORIENTE E OCCIDENTE
di Alessandro Caprio
Dal numero 5 di 'MEETING' - rivista dell'associazione Meeting per l'amicizia tra i popoli

Alla riscoperta del Trecento Adriatico. Parla Francesca Flores d'Arcais, curatrice della Grande Mostra del Meeting.

E' da sempre uno degli avvenimenti piu' vivaci e importanti del Meeting. La Grande Mostra contribuisce a fare della kermesse riminese il luogo privilegiato di dibattito su tematiche artistiche e storiche di grande respiro. Il titolo di quest'anno, "Il Trecento Adriatico. Paolo Veneziano e la pittura tra Oriente e Occidente" rappresenta, secondo la professoressa Francesca Flores D'Arcais, Direttrice del Comitato scientifico, la tappa principale di un percorso che mira a riscoprire, lungo tutto il mare Adriatico, i forti legami esistenti tra i popoli delle due sponde.
Da dove nasce l'idea della Grande Mostra di quest'anno?
L'idea risale a qualche anno fa: la prima domanda sul rapporto fra le opere d'arte che si trovano sulle due sponde dell'Adriatico, quindi sulla circolazione della cultura nell'Adriatico, mi e' sorta ai tempi della guerra serbo-croata: queste popolazioni si stanno dilaniando - pensavo - eppure hanno in comune tante cose dal punto di vista culturale. E riflettevo, in maniera ancora vaga, a come la storia dell'arte e le manifestazioni culturali potessero in qualche modo aiutare a ritrovare unit` tra i popoli. In un secondo momento, ho concretizzato questa idea in un progetto di catalogazione dei dipinti veneziani su tavola, del Duecento e del Trecento, che si trovano sulle due coste dell'Adriatico, da cui emerge l'unita' dell'Adriatico come grande lago. L'idea e' poi cresciuta anche grazie a una proposta del prof. Bona Castellotti di fare qualcosa sull'Adriatico: abbiamo cercato di approfondirla attraverso l'apporto di studiosi dalmati e croati.
Perche' proprio a Venezia?
Sarebbe stato bello poter considerare tutta la costa, dalla Puglia a Venezia, sulle due sponde, ma abbiamo dovuto per vari motivi limitare il campo, approfondendo il rapporto tra Venezia e la Serbia, che era un regno molto importante. E' essenziale, in proposito, ricordare che un re di Serbia sposo' una delle figlie del Doge di Dandolo. Questi rapporti molto stretti sono evidenti anche in opere d'arte veneziane del Duecento. Legami, scambi di opere e artisti, provati dagli affreschi che sono conservati in una chiesa che si chiama San Zan Degola', che in veneziano significa San Giovanni Decollato, che rivelano gli influssi della cultura di Sopocani, talvolta addirittura ne copiano alcune parti.
Un tema davvero vasto, che apre scenari culturali inconsueti. Qual e' l'elemento piu' nuovo, sorprendente, che emerge dalla Mostra?
La novita' sta nel mettere vicine opere che oggi si trovano lontane, lungo le due sponde dell'Adriatico. L'operazione segna la possibilita' di un confronto, di toccare con mano l'esperienza della circolazione di opere e idee: un conto e' dirlo in maniera teorica, un altro e' vedere veramente che cosa ha significato, anche da questo punto di vista, l'Adriatico. Non sono uno storico - nel catalogo un saggio affrontera' la portata politica del confronto artistico - ma trovo l'idea medioevale dell'Adriatico come una sorta di lago, davvero interessante. In questi giorni si e' tenuta in Spagna una mostra sul problema della circolazione nel Tirreno. L'Adriatico permetteva rapporti ancora piu' stretti tra le popolazioni delle due sponde, talvolta purtroppo anche in guerra, ma molto spesso in accordi commerciali proficui e interessanti. E' sempre attraverso il rapporto fra varie culture che emergono monumenti e voci artistiche importanti. La chiusura non porta infatti vantaggi, mentre la circolazione delle idee porta stimoli interessanti e vero progresso.
Quali intenti si propone la Mostra?
Sicuramente puntare l'attenzione sulla pittura veneziana, che purtroppo non e' molto conosciuta e alla quale non e' stata data rilevanza nella storia della pittura italiana, basti guardare alla bibliografia, davvero scarsa rispetto alla pittura senese, a quella fiorentina o romana. Nella pittura veneziana, ha un ruolo fondamentale Paolo Veneziano, che compie una sorta di conversione, trasportando la cultura dell'epoca da un linguaggio piu' strettamente bizantino ad un linguaggio che - nonostante conservi ancora parecchi riferimenti con quel mondo (soprattutto nella tipologia dei volti, nelle mani affilate, nei corpi allungati) - mostra una sensibilita' per lo spazio, per la plasticita' corposa, un modo di modulare il colore diverso da quello bizantino: si potrebbe parlare infatti di vero e proprio chiaroscuro. La possibilita' di studiare queste opere ci permettera' anche di rivedere il ruolo dell'Emilia Romagna che storicamente, soprattutto nel Trecento, si vede in chiave continentale, senza mai pensare che era una regione con una lunga costa e con molti porti. Insomma, questa mostra non chiude un discorso, ma lo apre a nuovi studi e nuove proposte.
Da anni il Meeting organizza Grandi Mostre. Cosa ha trovato in questa associazione?
Persone molto brave, che hanno raccolto la mia idea e l'hanno rielaborata con me, che la stanno portando avanti con grandi capacita' organizzative. Con loro mi trovo bene, anche se ho un po' paura dell'assillo. Perche' quello del Meeting e' un gruppo molto attivo e dinamico e, dato il mio carattere, mi spaventa un po' il loro dinamismo organizzativo. Una mostra come questa sarebbe impensabile senza il Meeting, ha comportato un lavoro organizzativo pazzesco: andare a Zagabria, cercare le opere. Si tratta di cose che i nostri enti pubblici non avrebbero mai avuto la forza di fare. Ho ammirato le capacita' organizzative del Meeting ma, soprattutto, l'apertura e l'entusiasmo culturale.
16/07/2002 12:08