Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Per maggiori informazioni o negare il consenso, leggi l'informativa estesa. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
Cultura

Torna il Monterossi di Robecchi

In 'Torto marcio' assassinii seriali a Milano

La copertina del libro di Alessandro Robecchi 'Torto marcio'

Redazione ANSA

(ANSA) - ROMA, 1 MAR - ALESSANDRO ROBECCHI, ''TORTO MARCIO'' (SELLERIO, pp. 420 - 15,00 euro) - Robecchi, al suo quarto romanzo con personaggi seriali, come ora funziona, perché fidelizzano il lettore che è contento di ritrovarsi tra facce e storie note che proseguono, ha costruito un suo eroe, Carlo Monterossi, sempre immerso tra delitti e investigazioni ma che non è un poliziotto, un commissario o altro. Ci si trova coinvolto indirettamente un po' come la professoressa della Oggero, che come lui ha invece amici in Questura come il vicesoprintendente Tracisio Ghezzi (e sua moglie Rosa) innanzitutto e poi ovviamente il commissario e il soprintendente Carella.
    Come la Prof anche Monterossi partecipa alle indagini sin dall'inizio perché il delitto in questione accade nel suo ambiente e nelle sue vicinanze. Lui lavora in tv, ideatore di un programma di successo di quelli che giocano sull'esibizione del dolore, 'Cray Love', condotto da Flora De Pisis. Accanto c'è innanzitutto la sua portiera katrina, che di lui si occupa con cura senza tralasciare le proprie devozioni alla madonna di Medjugorje. Eppure lui è un insoddisfatto che vorrebbe fare tutt'altro e la sua esistenza e il libro hanno una sorta di filo rosso fatto di citazioni delle canzoni di Bob Dylan su cui inizia a scrivere un saggio che non terminerà mai. Il tutto nello scenario di una Milano ben presente, non solo uno sfondo, divisa come tutte le grandi città tra i quartieri ricchi e periferie e luoghi invece del degrado e dell'emarginazione, dove il nostro scoprirà l'esistenza di un fatidico Quaderno, scritto dalla madre morta di un ragazzo di un collettivo di lotta per la casa. E' qui naturalmente che il racconto diventa più vivo e ricco, fatto di personaggi, gruppi, incontri, situazioni difficili tra immigrati e locali, tra gang e criminalità organizzata, ed è qui che il racconto ha una sua verità in quel che mostra, senza bisogno di denunciare. Questo anche se poi e nei quartieri alti invece che Monterossi avrà un coinvolgente e segreto incontro importante e un po' inquietante con Isabella, fascinosa e misteriosa vedova intellettuale di un marito anch'esso assassinato. Questa volta però nelle indagini il nostro si ritrova quando sono ormai ben (o meglio male) avviate da tempo e lui viene casualmente in possesso di un'informazione preziosa e risolutiva a proposito di due delitti di cui sapeva solo quello che aveva letto sui giornali, che parlavano di due assassini seriali il cui segno distintivo era una pietra bianca lasciata sui cadaveri. Aiuta quindi l'amico Ghezzi e tutto il commissariato a far bella figura e mettersi sulla pista giusta, il tutto quasi clandestinamente, con riunioni casalinghe e paradossali situazioni quasi comiche, perché i titolati del caso sono invece colleghi mandati da Roma, dal Ministero, per cercar di chiarire tutto e che si sono messi all'inseguimento di una fantomatica pista legata al terrorismo islamico, riscuotendo molto eco naturalmente dalla stampa e tv, su cui Robecchi sa spargere la sua ironia, evidenziandone errori, esaltazioni, amplificazioni assurde. (ANSA).
   

Leggi l'articolo completo su ANSA.it