Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Per maggiori informazioni o negare il consenso, leggi l'informativa estesa. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
Lombardia

Il voto del 22 ottobre in Lombardia e Veneto

il 22 voto 'autonomia' Lombardia, Veneto

Tablet Referendum Lombardia

Redazione ANSA

 (di Alessandro Franzi)

     (ANSA) - MILANO, 6 OTT - Non sono maturati in un clima di scontro istituzionale come in Catalogna, i due referendum (consultivi) per l'autonomia che si terranno domenica 22 ottobre in Lombardia e Veneto. Si tratta di due appuntamenti autorizzati dal governo e diversi anche per la loro natura: i quesiti non chiedono l'indipendenza delle due Regioni italiane, come nel caso catalano, ma un regionalismo differenziato che resta nell'alveo dell'unita' nazionale. "Siamo nella legalita' - ha ricordato in queste ore il governatore veneto, Luca Zaia, intervistato a In Mezzora - e facciamo un referendum che e' concesso da una sentenza delle Corte costituzionale e quindi rispettoso della Costituzione". 

    Parole che va ripetendo anche l'altro governatore leghista, Roberto Maroni. Lo scontro fra poteri in Spagna proietta tuttavia una luce diversa sulla doppia consultazione che ha finora riscosso scarso interesse fuori da Lombardia e Veneto. I referendum del 22 ottobre utilizzano una facolta' gia' prevista dall'articolo 116 della Costituzione, che permette di trattare con lo Stato ulteriori materie di competenza fra quelle elencate nell'articolo 117. Lombardia e Veneto vogliono trattenere una quota maggiore di risorse, abbattendo il cosiddetto residuo fiscale. Ma, per esempio, Maroni ha anticipato di voler arrivare a una modifica della Costituzione per ottenere anche competenze in materia di sicurezza e immigrazione (possibilita' pero' non inclusa nel quesito).

    Essendo referendum consultivi, nulla e' tuttavia scontato: servira' poi una trattativa col Governo. Non e' solo il centrodestra, e non e' solo la Lega a sostenere i due referendum, nonostante il voto rappresenti una nuova fase della sua storia: quella secessionista della 'Padania', piu' simile al caso catalano, e' stata accantonata da tempo.

    "Abbiamo scelto la via pacifica", ha sottolineato il segretario Matteo Salvini distribuendo volantini per l'autonomia a Milano. A favore del Si' c'e' anche il Movimento 5 Stelle, i cui voti sono stati determinanti per far passare le proposte di referendum con alcuni correttivi: in Lombardia per esempio sono stati loro a spingere per il voto elettronico e a ottenere un quesito che non facesse piu' menzione della richiesta di Statuto speciale. "L'obiettivo - ribadisce il consigliere Stefano Buffagni - e' sempre il bene dei cittadini, non la speculazione politica di Maroni". Spaccato, invece, il centrosinistra: ufficialmente il Pd sostiene l'inutilita' dei referendum, cosi' come Insieme e Mdp, contando che la Costituzione prevede gia' appunto la possibilita' di una trattativa Regione-Stato (la sta usando l'Emilia Romagna). Ma molti sindaci come Giuseppe Sala e Giorgio Gori si sono schierati per il Si' all'autonomia.

    Dato l'ampio consenso politico, una vittoria dei Si' il 22 ottobre e' dunque data per scontata. La differenza la fara' l'affluenza. In Lombardia, dove la spinta 'referendaria' e' piuttosto recente, c'e' il rischio maggiore per Maroni, ma non e' previsto quorum. In Veneto c'e' il quorum, ma li' la questione identitaria e' piu' forte: sono infatti 25 anni che gli 'indipendentisti' cercavano di ottenere una consultazione del genere. (ANSA).

Leggi l'articolo completo su ANSA.it