| (ANSA) - ROMA, 20 NOV - No a impegni unilaterali sul clima.
Gli oneri dovranno essere equi. L'Italia non vuole ripetere un
altro Kyoto che ha sancito sforzi sbilanciati tra paesi. La
sfida di Copenaghen a dicembre ''non e' persa'' e non e' una
battaglia sui target di emissioni ma su un nuovo modello di
sviluppo per il quale le aziende italiane devono essere pronte a
investire. Intanto 28 grandi aziende italiane hanno aderito a
oggi al 'Patto per l'ambiente' sottroscritto lo scorso luglio da
11 imprese e allargato ora ad altre 17.
Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, si rivolge
cosi' al mondo delle imprese nella sede di Confindustria a Roma,
davanti alla presidente Emma Marcegaglia, per il premio Arete'
alla Comunicazione responsabile andato a Enel per il progetto
PlayEnergy, che in 6 anni ha coinvolto piu' di 3 milioni di
studenti, oltre 50 mila professori italiani e 11 Paesi,
riuscendo a diffondere la cultura dell'attenzione all'ambiente e
del consumo intelligente.
''Se Copenaghen non si chiude - ha detto Marcegaglia - occorre
evitare che l'Europa si dia ulteriore obiettivo di riduzione
delle emissioni unilaterale, perche' rischia di essere punitivo
per la competitivita' delle imprese''.
''La nostra attenzione in questo campo e' massima e abbiamo
gia' affermato nelle sedi internazionali che l'Italia non vuole
ripetere una situazione simile a quella verificatasi col
trattato di Kyoto quando alcuni Paesi hanno assunto impegni
gravosi e vincolanti e altri hanno sottoscritto dichiarazioni
politiche'', ha risposto Prestigiacomo alle preoccupazioni di
Confindustria espresse anche nei giorni scorsi insieme ai
tedeschi sugli oneri aggiuntivi che potrebbero scaturire da
un'intesa a Copenaghen che vincolasse l'Europa ma non i grandi
competitori mondiali.
''L'Europa - ha sottolineato Prestigiacomo - ha sostenuto un
grande sforzo impegnandosi in maniera autonoma ad un taglio
delle emissioni del 20% e, in prospettiva del 30%, ma un'
assunzione di responsabilita' ma una assunzione di
responsabilita' cosi' forte ha una logica compiuta solo a fronte
di un'assunzione di responsabilita' corrispondente degli altri
Paesi, cominciando dagli Stati Uniti''.
''Dobbiamo spingere perche' tutti prendano impegni e perche'
ci sia un accordo globale'', ha quindi detto Marcegaglia
egnalando la necessita' di non fare ''troppi passi in avanti
perche' ponendosi obiettivi irrealistici c'e' il rischio di
avviare un processo non credibile''.
Infine il mondo delle imprese e l'ambiente. Battute finali per
l'allargamento del 'Patto per l'ambiente' ''ad altre 17 grandi
aziende, fra cui Finmeccanica, Eridania, Acea, A2A, Eon'', ha
detto Prestigiacomo. Erano stati 11 i grandi gruppi industriali
italiani che avevano gia' firmato l'intesa lo scorso luglio.
''Si ampliera' cosi' anche il valore degli investimenti del
Patto per l'Ambiente che - ha concluso il ministro - gia' con le
adesioni di luglio prevede interventi per 12 miliardi di euro
che, una volta a regime, consentiranno di abbattere del 25% il
nostro gap nazionale nei confronti degli impegni di riduzione
previsti dal Trattato di Kyoto''. (ANSA).
GU
20/11/2009 18:38
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