| (ANSA) - ROMA - Il rubinetto dell'Italia perde il 30%
dell'acqua immessa nelle condutture ma ognuno di noi ne consuma
in media 237 litri al giorno. Lo stivale deve fare i conti con
la gestione dell'acqua soprattutto nelle regioni meridionali. A
dirlo il dossier Acqua 2010 di Cipsi (Coordinamento di
iniziative popolari di solidarietà internazionale) presentato
oggi a Roma, secondo cui ogni giorno ''si perdono dalle
condutture 104 litri d'acqua per abitante''.
Eppure, continua lo studio, ''un terzo dei cittadini non ha
un accesso sufficiente alla risorsa idrica'' e in ''8 milioni
non hanno l'acqua potabile'' mentre ''18 milioni la bevono non
depurata''.
Il 15% della popolazione totale ''ogni estate e'
sotto la soglia minima del fabbisogno idrico'' - 50 litri al
giorno - e il 36% del territorio siciliano è desertificato''. Il
servizio di acquedotto copre il 95,9% della popolazione mentre
quello di fognatura copre l'84,7% e quello di depurazione arriva
al 70,4%. Per mettere a posto le cose, il fabbisogno di
investimenti - secondo il 'Blue book 2009' - sarebbe di 60,52
miliardi di euro in 30 anni.
In Italia c'e' pero' il business dell'acqua minerale che
vale 5,5 miliardi di euro all'anno (al terzo posto al mondo per
consumi pro-capite dopo Emirati Arabi e Messico) per un mercato
mondiale - 120 miliardi di litri consumati - che arriva a circa
80 miliardi di dollari. Ma, l'acqua del rubinetto costa dalle
500 alle 1000 volte in più rispetto a quella in bottiglia. In
Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Emilia-Romagna, rileva il
dossier, ''l'acqua del sindaco'' è la più buona tanto da dar
vita ''al Manifesto dell'acqua del sindaco, un patto per bere a
chilometro zero''. In Lombardia ci sono le 'case dell'acqua:
piccole strutture che erogano l'acqua dell'acquedotto sia
naturale che gassata, che a temperatura ambiente o refrigerata
(con una casa si tagliano 54 tonnellate di petrolio). In Puglia,
dice il dossier, ''l'acquedotto è di tutti'' perché la regione
''riconosce al servizio idrico un interesse regionale privo di
rilevanza economica''. Anche la Toscana riscopre ''l'acqua in
brocca''. A Roma, continua il dossier, l'acqua è ancora al 51%
municipalizzata mentre a Napoli bere costa ''caro''.
19/03/2010 13:34
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