| (ANSA) - PALERMO, 12 MAR - Si conclude senza il tradizionale
rating dell'annata la terza edizione di ''Sicilia en primeur'',
la rassegna della vendemmia siciliana del 2005. ''Non abbiamo
voluto - ha spiegato Lucio Tasca d'Almerita presidente di
Assovini Sicilia - premiare nessuno perche' l'annata e' stata
davvero memorabile per tutti. I vini che abbiamo degustato sono
eccellenti: non premiarne nessuno e' come premiare l'intera
produzione siciliana''.
Un'annata particolare, che viene segnalata come la migliore
nell'ultimo quarto di secolo, grazie alle condizioni climatiche,
caratterizzate da abbondanti piogge, ma anche conseguenza delle
politiche regionali che hanno portato alla riscoperta di alcuni
vitigni autoctoni, ormai dimenticati o utilizzati per tagliare
gli ''internazionali'' come chardonnay, cabernet o merlot.
''Recenti riscontri sperimentali, ottenuti sui vitigni autoctoni
siciliani, attraverso l'analisi del Dna - ha detto Attilio
Scienza, ordinario di vitivinicoltura all'universita' statale di
Milano - hanno evidenziato una variabilita' genetica che non ha
pari in nessun altro vitigno europeo e testimonia un'antica
pratica di moltiplicazione fatta attraverso i semi e la
coltivazione nello stesso vigneto di piu' tipi d'uva''. Una
prova e', per esempio, la presenza nel Nero d'Avola di sequenze
di Pugnitello e di Frappato che danno ai diversi profili
genetici dignita' di vitigni autonomi.
E parlando di vitigni autoctoni non si puo' dimenticare il
Grillo, prima utilizzato solo per fare Marsala e adesso alla
ribalta dei mercati regionali e nazionali come prodotto ''in
purezza''. ''E' stato l'anno del Grillo - ha continuato Scienza
- ma non si devono dimenticare anche le altre produzioni,
soprattutto bianche, che fanno della Sicilia un vero e proprio
continente del vino, con tipi diversi di clima, di altitudine e
di caratteristiche ambientali''. Le prospettive per il futuro
vedono un incentivo alla produzione di qualita', visto che sulla
quantita' i vini siciliani sono sbaragliati dalla concorrenza
straniera, soprattutto del Cile e dell'Aregentina, che vendono a
0,20 euro al litro lo sfuso. ''Se si pensa che sono il 17% della
produzione regionale viene imbottigliato - ha detto Tasca
d'Almerita - ci possiamo rendere conto che la gran parte rimane
sfuso o viene conferito alle cantine sociali. Bisogna diminuire
la quantita' di prodotto e incrementare l'eccellenza dei
vini''.(ANSA).
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17/03/2006 09:15
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