La 'sicilitudine' di Luigi Lo Cascio

A Pescara racconta il suo primo libro e l'esordio da regista

(ANSA) - PESCARA, 6 DIC - "Difficile che un siciliano non abbia come tema la 'sicilitudine'", e se la Sicilia diventa metafora delle contraddizioni che convivono nella realtà quotidiana, in un artista come Luigi Lo Cascio questa è l'ispirazione che da un ingorgo creativo fa scaturire parole e immagini nitide, lucide, coinvolgenti al punto da creare un'atmosfera magica. Come quella respirata al 'Mediamuseum' di Pescara, con Lo Cascio a raccontare a un pubblico ammaliato il suo libro "Ogni ricordo un fiore" (Feltrinelli, 2018), prima della proiezione del film "La città ideale" per "Lo schermo che pensa", cineforum etico promosso da Associazione Nazionale Magistrati con Università di Chieti-Pescara, Università di Teramo e Mediamuseum, museo nazionale del cinema con sede nell'edificio che un tempo ospitava il Tribunale della città. L'attore consacrato sul grande schermo da 'I cento passi' e 'La meglio gioventù' di Marco Tullio Giordana, acclamato in teatro per rappresentazioni coraggiose come 'La caccia', ci regala in questo testo entusiasmo, curiosità, acuto spirito di osservazione, un continuo meravigliarsi. Istantanee colte da un viaggiatore, in treno da Palermo a Roma, rese con linguaggio elegante, accattivante, che evoca il puro piacere sotteso alla scrittura. Un registro sempre più raro. Alcuni insegnanti, dice, "mi hanno ringraziato: è la rinascita del punto e virgola!". "Il personaggio del libro soffre della sindrome dell'incompiutezza cronica multifattoriale, è uno scrittore che da trent'anni prova a scrivere un romanzo, tant'è che si sono accumulati 230 inizi". Quanto c'è di tuo in Paride Bruno, il protagonista, gli chiediamo prima dell'incontro con il pubblico. "Quello che c'è di mio ha a che fare con questo tratto comune di vite accelerate, in cui difficilmente le cose si portano a compimento, ma è soprattutto lo stile. E mentre il personaggio vive con angoscia il fatto di interrompere continuamente, io lo vivo con molta felicità, questi 230 incipit li ho scritti gioiosamente. Ho sempre scritto per il teatro partendo da testi colossali; ho voluto provare a vedere se fatti singoli della vita quotidiana potevano diventare, senza l'ingombro dei grandi autori, materia di racconto. Mi piace moltissimo scrivere, ma ho sempre tenuto tutto per me; quando gli incipit sono diventati 70-80 ho intravisto il libro ed è nato il personaggio". Alcuni brani ben potrebbero diventare sceneggiatura. "Ora per me è solo un libro"; ma se a qualcuno interessasse una trasposizione cinematografica, ammette, "mi farebbe piacere, guarderei con molta curiosità questo tentativo un po' folle". Ed è nel cinema che Lo Cascio porta a livelli eccelsi il suo essere profondamente siciliano. In un'atmosfera kafkiana, "La città ideale" - il suo esordio da regista nel 2012 - fa emergere una visione pirandelliana del mondo: il racconto di una vicenda giudiziaria di cui non si conoscerà l'esito serve a descrivere, spiega, "gli effetti di angoscia che sul protagonista produce la situazione paradossale in cui viene a trovarsi" e a convincerci che la verità non è e non può essere una sola. (ANSA)

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