Legge elettorale: Fini, positiva apertura Berlusconi
Pd: 'Ma no leggi su misura'
07 febbraio, 16:26
ROMA - Si è protratto fino a notte fonda il lungo vertice a sopresa, ad Arcore, tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. Erano presenti anche Angelino Alfano e Roberto Calderoli. Si è cominciato con una cena per proseguire anche dopo, secondo quanto si apprende, per toccare tutti i temi di attualità, compresa la riforma della legge elettorale di cui oggi il Pdl discuterà proprio con il Carroccio a Roma prima di incontrare i rappresentanti del Pd.
Il giorno dopo la decisione di Berlusconi di proporre al Pd un patto elettorale, il Pdl decide di 'allargare' il confronto facendo sedere al tavolo delle trattative anche il Terzo Polo, la Lega e tutti gli altri partiti, da Sel all'Idv (anche se quest'ultimo incontro è ancora da confermare perché secondo i dipietristi "le sedi più opportune per trattare questi temi sarebbero le aule parlamentari"). L'inversione di rotta, si spiega in ambienti del centrodestra, sarebbe stata presa non solo per non scatenare ulteriormente le ire della Lega, ma anche per non scontentare tutta quella parte del partito che continua a guardare soprattutto all'Udc con un certo interesse. E anche perché sul punto il Pd è stato molto chiaro: la riforma della legge elettorale va fatta con tutte le forze del Parlamento. Se si pensa a un accordo solo tra Pd e Pdl, spiega il responsabile Riforma del partito Luciano Violante, "non andremo molto lontano", non ci sarà nessuna legge su misura.
Così da oggi la delegazione composta dal coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, dal presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera Donato Bruno, dal vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello fissa un lungo calendario di incontri. Si comincia in mattinata con la Lega per proseguire nel primo pomeriggio con il Pd, anche lui rappresentato da un nutrito pool di 'tecnici' delle riforme come Violante, Gianclaudio Bressa e il vice capogruppo al Senato Luigi Zanda. Mercoledì sarà la volta del Terzo Polo e di Sel. Giovedì infine, i tre berlusconiani si confronteranno con La Destra, Grande Sud, Rifondazione Comunista e, probabilmente, Italia dei Valori. Nessuno voleva discriminare nessuno, si affretta a precisare il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, "non siamo certo noi - aggiunge - a voler discriminare l'Udc sul terreno dell'elaborazione della legge elettorale".
Una delle prospettive politiche sul terreno, infatti, è quella di "una grande alleanza politica fra tutti i moderati". L'"aperturà di Berlusconi piace però al presidente della Camera Gianfranco Fini che la definisce "un atto di maturazione". Mentre la Lega lancia il suo avvertimento: "Se Pd e Pdl - assicura il deputato Paolo Grimoldi - dovessero accordarsi sulla legge elettorale nel tentativo di far fuori la Lega, i cittadini del Nord farebbero pagare caro questo tradimento". E La Padania grida in prima pagina il suo no a quello che definisce "inciucio" anti-lega. "Contro i padani prove tecniche del partito unico romano", titola il quotidiano Verde. Il Pd, con il presidente dei senatori Anna Finocchiaro, su questo dà ampie rassicurazioni e ribadisce che il confronto sulla legge elettorale dovrà essere "il più possibile aperto e ampio", senza "assi privilegiati con nessuno, senza pregiudiziali, esclusioni o veti" di sorta. Per questa ragione i Democratici offrono come base della trattativa la propria proposta di riforma e chiedono una riunione congiunta dei capigruppo di Senato e Camera "per stabilire un percorso certo e condiviso su tempi e modi" anche per la complessiva riforma dei regolamenti parlamentari e del bicameralismo perfetto. Iter questo condiviso dal segretario Udc Lorenzo Cesa secondo il quale, solo dopo le riforme costituzionali, si potrà mettere mano davvero alla legge elettorale perché questa dovrà essere "la conseguenza" di questo riordino.
La cosa più importante, interviene il presidente del Senato Renato Schifani, non è tanto da quale ramo del Parlamento si darà il via alle riforma, quanto che si arrivi davvero a una reale modifica del 'Porcellum' introducendo le preferenze nell'interesse dei cittadini. Al momento però le posizioni non sembrano conciliabilissime: per il Pdl, ribadisce Quagliariello, il bipolarismo non si tocca. Gli altri, invece, a cominciare dall'Udc, guardano con interesse a un sistema più proporzionale. Senza contare la 'condizione' che mette Di Pietro: prevedere l'incandidabilità dei condannati, che non sembra riscuotere il gradimento generale.







